Foreste in vacanza: la Foresta dei Bagni di Masino in Lombardia

Tra massi ciclopici e faggi secolari

Tempo di lettura: 8′

Scritto da Martina Penatti e Rachele Rosin

La nostra guida lombarda

Martina Penatti aka La Smartix o aka Schiscettina è una nostra follower di Milano, nonché grande amica e forestale della nostra università patavina. Le sue caratteristiche distintive: passione per la botanica e infinito amore per tutto ciò che riguarda l’universo di Tolkien. Non potete capire come sia impazzita quando ha scoperto un libro di botanica della Terra di Mezzo (Volo!).

Consapevoli di dover approfittare di questa fantastica “guida locale”, ci siamo subito fatti consigliare una foresta che rappresentasse al meglio il territorio lombardo. Ed eccola qua, vi presentiamo la Foresta dei Bagni di Masino, in provincia di Sondrio. 

Ormai sono quindici anni che la nostra “Schiscettina” ha riscoperto la magia di questa foresta, da quando in pratica ha iniziato a leggere Il Signore degli Anelli e ha rivisto in questa selva gli arcaici e antichi scorci del mondo di Arda (altro nome della Terra di Mezzo ndr).

La Foresta dei Bagni di Masino e la faggeta

La Foresta Regionale di Masino è una foresta demaniale, gestita dalla regione tramite ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste), e comprende la Riserva Naturale di Val di Mello ad est e la Foresta dei Bagni ad ovest.

Mappa della Val di Masino – https://www.mapsdirections.info/it/

Se vi raccontassimo il bosco in tutta la sua estensione, diventeremmo forestali troppo prolissi, quindi ci concentreremo solo ad occidente!

Appena si entra nella foresta è possibile osservare vari tipi di vegetazione. Partendo dal piccolo paesino di San Martino e risalendo il torrente Masino, si incontrano ontanete  e boschi di latifoglie miste di aceri e frassini, che creano misteriose coperture ombrose e umide. Arrivati alla “Valle dei Bagni” si cammina infine attraverso le peccete (abeti rossi o pecci) che custodiscono la conca. 

Ma tra tutte le formazioni forestali la più suggestiva è la faggeta. Qui cresce e prospera grazie al clima umido influenzato dal poco distante Lago Lario e dalla presenza di abbondante acqua superficiale, che non si infiltra in profondità grazie alla natura impermeabile del substrato.

Faggeta della Foresta dei Bagni di Masino. Foto di Martina Penatti.

Se siete come Martina, animi un po’ poetici,  entrando in questo bosco avrete la sensazione di scoprire un mondo antico, eppur presente e nuovo, proprio come quando nascono le giovani foglioline in primavera sui faggi centenari. Questi maestosi e giganteschi alberi dai piedi di muschio e felci crescono imperterriti su massi ciclopici: le piante affondano le radici in poco terreno, ridotto a quelle sacche di suolo fertile tra una roccia e l’altra, eppure capace di sostenere questa foresta. 

Biodiversità e massi ciclopici

La Foresta dei Bagni di Masino è così ricca di biodiversità intraspecifica (gli alberi della stessa specie hanno un corredo genetico molto diverso tra loro) (date un’occhiata a questo articolo!) che è stata anche inserita nel Registro dei Boschi da Seme della Lombardia (RE.BO.LO).  In particolare in questa foresta si raccolgono semi di acero montano (Acer pseudoplatanus), frassino maggiore (Fraxinus excelsior) e faggio (Fagus sylvatica) con cui si producono piantine certificate presso il vivaio regionale di Curno (BG), utilizzate nei rimboschimenti forestali. 

La “Foresta dei sassi”, altro nome con cui è conosciuta la Foresta dei Bagni, è influenzata dalla matrice rocciosa della zona, costituita da granodiorite, una roccia ignea plutonica simile al granito

Cosa significa, ci direte voi? Beh in pratica immaginate una grande quantità di magma caldissimo che si raffredda lentamente a molti chilometri sotto la superficie terrestre (Plutone infatti era una divinità romana che dimorava nel regno sotterraneo) e che dà vita ad una roccia cristallina, che in quest’area si declina nel caratteristico “ghiandone”, ricercato soprattutto dagli appassionati di arrampicata.

Massi ciclopici di granodiorite. Foto di Martina Penatti.

Sembra che proprio in Val Masino, alla fine degli anni ‘70, sia nata l’attività di arrampicata su massi,”sassismo” per i locali, o “bouldering” se volete essere international. Quest’area è divenuta  meta conosciuta a livello mondiale per tutti quegli sportivi che sui boulders  hanno aperto vie dai nomi molto suggestivi come “Lo scoglio delle Metamorfosi” o “Precipizio degli asteroidi”. Un posto di visionari insomma!

Cosa scoprire della Foresta

Se poi siete tipi spirituali a cui piace  trovare un luogo silenzioso tra gli antichi faggi e sedersi sopra un masso, vi consigliamo questo posto per fare esperienza del komorebi, ossia la luce che filtra tra le foglie degli alberi. Dal giapponese ki – albero, more – da, moreru – perdere, sgocciolare, e infine hi – sole, rappresenta un breve momento, ma intenso, che esprime uno stato d’animo, una sensazione che è sfuggente, come i raggi di sole che filtrano tra le foglie degli alberi di un bosco.

Se invece volete toccare con mano la foresta, Martina ci ha parlato del Sentiero sensoriale dei Bagni di Masino, progettato da ERSAF in collaborazione dell’Unione Ciechi e Ipovedenti Lombardia Onlus. Il sentiero è accompagnato, lungo un lato, da una staccionata in legno di castagno da utilizzare come guida corrimano, un piano di calpestio che varia in prossimità dei punti di interesse ed è disponibile, come ausilio, una mappa portatile in linguaggio braille. Lungo il percorso, numerose tappe didattiche illustrano la flora, la fauna e la geologia della zona. 

Sentiero sensoriale dei Bagni di Masino. Foto di Martina Penatti.

Ma vi siete chiesti il perché del nome “Foresta dei Bagni”? Eccovi svelato l’arcano: tutta la valle prende il nome da una sorgente di acqua termale, che, secondo la tradizione orale, fu scoperta da una vacca al pascolo. Sembra che il pastore, insospettito dalla inusuale vigoria dell’animale, fu a sua volta guidato alla fonte. Leggende a parte, la sorgente termale è conosciuta da almeno metà del XV secolo, e divenne presto meta di milanesi e comaschi che qui vi trovavano sollievo dai malanni. La fama di queste acque crebbe molto nei secoli, fino alla costruzione nel 1930 di un complesso alberghiero con ponte coperto che collegava direttamente le stanze alla zona termale. Purtroppo, la difficoltà nella gestione e la fragilità del versante che incombe sulla struttura hanno fatto sì che la struttura venisse chiusa nel 2015. 

Tuttavia, per chi giunge in valle è ancora possibile avere un assaggio di questa strepitosa acqua calda. Poco sopra la stazione termale parte un sentiero che conduce a una grotta artificiale dove zampilla una fontana di quest’acqua, che sgorga tutto l’anno a una temperatura di 38°C. I visitatori sono salutati all’ingresso dall’iscrizione “L’egro che giunge a questa fonte e beve, gioia, salute, vigor ognor riceve” che è tutta un programma!

Non appena avete l’occasione di aspergervi il viso con l’acqua termale, fateci sapere se ha dei veri e propri poteri magici come affermato dal papà di Martina!

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