Foreste spaziali

Come la ricerca spaziale aiuta il monitoraggio delle foreste

Tempo di lettura 4′

Astro-Samantha è partita da poco più di una settimana, portando con sé perplessità, domande e interrogativi vari. Ad esempio: “Chissà come sarà la Terra vista da lassù?” “C’è vita nell’universo oltre a noi?” “Come farà la Samantha nazionale per tutto questo tempo senza poter mangiare una pizza decente?” “Qual è il senso fondamentale della vita, dell’universo e, insomma, di tutto quanto?” – e molte altre ancora.

Partendo dal presupposto che non esiste una risposta per tutte le nostre disquisizioni – tranne per l’ultima, dove sappiamo precisamente la risposta (42, per l’esattezza) – in realtà abbiamo una risposta anche per la prima, e proviene proprio dallo spazio!

Se ben ricordate, in un precedente articolo sulle “Foreste Smart” abbiamo parlato di come queste foreste vengono monitorate da una rete di sensori, tra cui i satelliti, per la misurazione di diversi parametri come la crescita delle piante e la temperatura, le precipitazioni e l’esposizione solare di un sito di studio. I satelliti, e ce ne sono di diversi tipi eh, ci permettono di avere dati e informazioni su quello che accade sulla Terra (quasi in tempo reale in alcuni casi). Per praticità ci concentreremo su quelli che vengono utilizzati nell’ambito del telerilevamento per catturare immagini della superficie terrestre. Il telerilevamento (remote sensing, per gli anglofili) consiste nell’acquisizione di informazioni su oggetti posti ad una certa distanza, dove in questo caso gli oggetti sono le foreste e la distanza è quella dell’orbita del satellite dalla terra.

I sensori che acquisiscono queste immagini si dividono in due grandi categorie: sensori attivi e passivi. Entrambi catturano gli impulsi luminosi emessi da una sorgente e che “rimbalzano” sull’oggetto. Per i sensori attivi la fonte del segnale luminoso è costituita da una sorgente autonoma, presente sul satellite stesso, come ad esempio il lampo di un flash o un laser. I sensori passivi sono quegli strumenti, invece, che non emettono energia propria ma sfruttano esclusivamente la radiazione naturale di altre sorgenti luminose, come ad esempio il sole.

Figura 1. Esempio di sensori passivi e attivi. Fonte: Portale delle Meterologia

In ambito ambientale in generale, ma nello specifico quello delle foreste, l’acquisizione di queste informazioni, sotto forma di immagini, è molto utile per gli studi che riguardano ad esempio la variazione della superficie forestale e il suo monitoraggio nel lungo termine. E’ proprio grazie a queste immagini acquisite da remoto che possiamo valutare il grado di deforestazione delle foreste pluviali (es. Amazzonia e Borneo) o l’espansione delle foreste europee avvenute negli ultimi decenni.

Figura 2: Ampliamento delle zone deforestate lungo il fiume Caguan (Colombia). Fonte: NASA

Questo tipo di analisi diventa molto utile per poter valutare, ad esempio, gli enormi danni prodotti dai disturbi naturali (es. incendi, trombe d’aria, ecc.). L’applicazione di queste tecniche è stata di importanza chiave alla fine del 2018 per poter fornire una stima dei danni causati dalla tempesta Vaia sulle foreste del nord-est Italia.

Alcuni di questi dati però, non vengono solamente utilizzati per fare un confronto tra il passato e il presente, come discusso fin’ora, ma vengono analizzati per predire e costruire scenari futuri. Ad esempio, i dati del telerilevamento possono essere utilizzati nell’ambito della biodiversità per prevedere come apparirà un determinato ambiente in seguito alla rimozione di alcune specie. Questo tipo di elaborazioni è molto spesso utilizzato in idrologia per prevedere scenari futuri di inondazioni in modo tale da poter strutturare meglio le opere di prevenzione e mitigazione.

Da alcuni di questi satelliti, o più in generale da altri velivoli, si possono poi ottenere informazioni e modellare in 3D il profilo delle foreste, in modo tale da poter interagire e studiare i popolamenti direttamente dalla propria scrivania (non dimentichiamo però che è importante il lavoro di campo per potersi accertare di quanto visto e deciso al computer eh!).

Figura 3: Esempio di modello 3D di una foresta. Il colore dei punti fa riferimento all’altezza a cui sono stati presi, andando dall’azzurro (più basso) al rosso (più alto). Fonte: forestinventory.no

Quindi la ricerca spaziale, anche se sembra così distante dalle foreste, semplicemente da tutto quello che ci circonda su questo pianeta, rappresenta una preziosa opportunità per conoscere meglio la superficie della Terra, con i suoi elementi, come le foreste, distaccandosi un po’ dal nostro solito punto di vista!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: