Il potere degli Anelli: la storia secondo gli alberi

Alla scoperta della dendrocronologia, una scienza che guarda nel passato degli alberi per capire il futuro del pianeta

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Sezione di un tronco di larice in cui si possono osservare gli anelli di accrescimento. Foto di Davide Frigo.

Passeggiando in un qualsiasi bosco spesso capita di imbattersi in una ceppaia o un tronco abbattuto lungo il sentiero. Queste componenti delle foreste, peraltro preziosissime dal punto di vista della biodiversità, ci permettono di osservare una caratteristica normalmente celata sotto la corteccia degli alberi in vita: gli anelli di accrescimento. Contandoli a ritroso, dalla corteccia verso il centro del fusto, il più delle volte ci facciamo prendere dall’immaginazione e fantastichiamo su cosa questo o quell’anello corrisponda nella propria vita, in quella di un nonno o, in caso di piante molto vecchie, nella storia dell’umanità. Questo perché ogni anello creato dall’albero coincide (quasi sempre) con un anno di vita della pianta stessa. Il cambio cribro-vascolare, un sottile strato di cellule indifferenziate posto tra corteccia e legno, si attiva infatti con l’arrivo della bella stagione e crea, anno dopo anno, un anello di cellule legnose che avvolge quello creato l’anno prima. Pertanto, vicino alla corteccia avremo l’anello più giovane, mentre, procedendo verso l’interno del fusto, gli anelli saranno via via più vecchi. Così facendo l’albero cresce, aumentando il diametro del fusto, la sua altezza e allo stesso tempo creando ex-novo, ogni anno, cellule xilematiche simili a cannucce longitudinali, di diversi tipi a seconda che si tratti di conifere o latifoglie e a seconda della funzione che svolgeranno. Per la maggior parte queste cellule avranno il compito, per quell’anno, di trasportare la linfa grezza dalle radici alle foglie, essenziale per il trasporto di acqua, nutrienti e ormoni, ma anche per processi biochimici e soprattutto per la fotosintesi (ma questa è un’altra storia!).

La formazione degli anelli e, di conseguenza, la loro ampiezza, dipende da numerosi fattori: caratteristiche della specie, competizione con gli alberi vicini, caratteristiche del bosco e condizioni climatiche, per citare le più importanti. Pertanto, ad esempio, in boschi molto fitti o annate particolarmente fredde o siccitose osserveremo anelli più stretti della media; viceversa, in situazioni di bassa competizione tra piante vicine o in condizioni climaticamente più favorevoli potremo notare anelli mediamente più ampi. Queste caratteristiche erano già ben note all’inizio del secolo scorso (il primo a intuirle fu Leonardo da Vinci!), quando ad un certo Andrew Douglas, astronomo statunitense venne in mente un’idea brillante mentre stava studiando i cicli delle macchie solari: misurare gli anelli degli alberi e assegnare loro l’anno esatto in cui si fossero formati (nel suo caso studiando una possibile relazione tra anelli e cicli solari, che alla fine scoprì!). Era nata la dendrocronologia!

Il termine deriva dalle parole greche “dendron” [albero], “khronos” [tempo], e “logos” [lo studio di], e definisce appunto il metodo scientifico che permette di assegnare ad ogni anello dell’albero l’anno esatto in cui esso è stato formato. Questo è reso possibile da un principio fondamentale che regola la formazione degli anelli: alberi della stessa specie, viventi nella medesima area geografica, presentano, nello stesso arco di tempo, un andamento di crescita molto simile. Pertanto, è possibile confrontare la sequenza di anelli di alberi vissuti nella stessa area geografica nello stesso periodo ed effettuare un’operazione denominata cross-dating, la quale consiste appunto nell’assegnare ad ogni anello l’anno esatto della sua formazione. Ma tutto ciò a che scopo?

Anelli di accrescimento di un ramo di larice risalente a circa 500 anni fa. I segni a matita sono le direttrici lungo le quali sono stati misurati gli anelli. Foto di Davide Frigo.
Anelli di accrescimento analizzati a livello cellulare, sempre di larice, nato circa 1200 anni fa. Si può osservare il netto distacco tra la fine di un anello (cellule più strette e spesse, prodotte alla fine della stagione vegetativa, primavera e estate) e l’inizio del successivo (cellule più grandi, con pareti più sottili, prodotte all’inizio della stagione). Foto di Davide Frigo.

Beh, una volta misurati e datati gli anelli possiamo ricavare informazioni molto interessanti, come l’età dell’albero ed eventualmente, se il midollo si è conservato intatto al riparo da malattie fungine o altri danni, l’anno della sua nascita. Tali informazioni, dopo vari passaggi e confronti, possono essere utilizzate in campi quali la storia e l’archeologia, ad esempio permettendo di stabilire datazione e provenienza di antichi manufatti. Ma gli scienziati hanno fatto un ulteriore passo avanti. Essi hanno intuito che, una volta noto l’anno esatto di formazione dell’anello, è possibile trarre ulteriori preziosissime informazioni confrontando, per un certo arco temporale, l’andamento delle ampiezze anulari datate e del clima. Dopo molte ricerche si è scoperto che questa associazione, quella tra clima e anelli di accrescimento, risulta essere particolarmente forte: la crescita delle specie legnose segue fedelmente l’andamento del clima. Così gli scienziati hanno potuto ritrovare negli alberi, quasi fossero dei libri di storia, le prove di numerosi eventi climatici estremi o la prova di alcune variazioni climatiche avvenute nel lungo periodo, a scale temporali ben distanti da quelle che noi umani possiamo concepire. Allo stesso modo tale associazione può essere estesa nel futuro, tramite modelli statistici, in modo da costruire, con buona precisione, gli scenari climatici che aspettano il nostro pianeta.

Ora, quando passeggerete per una foresta, fermatevi a guardare una di quelle ceppaie che spuntano qua e là, nel sottobosco. Contate gli anelli e provate a pensare a quante cose quegli alberi hanno passato a quante cose possono dirvi. Se osservate bene potreste leggere delle storie incredibili!

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