Il “melting pot” forestale: la convivenza fra diversi rende la società forestale resiliente

Alla scoperta dei boschi misti e della loro importanza per l’ecosistema

Tempo di lettura 6′

Bosco misto di Faggio e Abete Bianco, foto di Giosuè Colarelli

Camminando in un bosco possiamo subito notare i numerosi alberi che ci circondano e, anche se non conosciamo il nome della specie, possiamo comunque notare se hanno la corteccia, la forma e il colore delle foglie e simili. Se ci troviamo a camminare in mezzo ad alberi molto simili fra loro probabilmente stiamo attraversando un cosiddetto “bosco monospecifico”, ossia quello formato da alberi della stessa specie. I più comuni sono la pecceta, formata prevalentemente da pecci, detti anche abeti rossi, simili all’albero di natale (Picea abies), o la faggeta, costituita appunto da faggi (Fagus sylvatica). Se nel bosco che osserviamo, invece, ci sono numerosi alberi diversi fra loro, allora siamo di fronte a un “bosco misto”, ovvero formato da due o più specie. 

Francolino di monte (Bonasa bonasia). Foto di Eugenijus Kavaliauskas dal sito Juzaphoto

Il bosco misto può presentarsi in diverse forme: di latifoglie, di conifere, di conifere e latifoglie.                        Il primo è un bosco in cui, come suggerisce il nome, vengono a trovarsi insieme varie latifoglie quali ad esempio querce, aceri e faggi. Il secondo invece è costituito da alberi che, perlomeno in Italia, hanno le caratteristiche foglie a forma di aghi come pini, abeti e larici. Il terzo invece è un bosco in cui crescono insieme sia alberi a foglia larga, come il faggio, sia conifere, come l’abete bianco.Esiste un metodo di valutazione noto come IBP (Indice di Biodiversità Potenziale) che può essere usato per valutare, attraverso una serie di parametri, il livello di biodiversità che un dato bosco è in grado di ospitare. Uno dei parametri presi in considerazione è proprio la presenza di specie autoctone, che nello specifico fa riferimento anche al numero di specie arboree che ci sono. Questo ci fa capire come un bosco misto, in linea di massima, abbia effetti positivi sulla biodiversità in generale perché, la presenza di specie forestali diverse, permette la sopravvivenza di altre specie animali, vegetali o fungine che, magari, in un bosco monospecifico, non troverebbero le condizioni adatte alla loro sopravvivenza. In questo caso possiamo prendere l’esempio del Francolino di monte, un uccello che grazie ai boschi misti di conifere e latifoglie si assicura il cibo tutto l’anno. In primavera ed estate si nutre di bacche e germogli prodotti dalle latifoglie mentre, in autunno ed inverno, mangia le foglie delle conifere. O possiamo considerare diverse specie di coleotteri, come quelli del genere Anastrangalia, le cui larve si sviluppano nel legno delle conifere mentre da adulti si nutrono dei fiori delle latifoglie.

Funghi della specie Lactarius salmonicolor cresciuti in un bosco misto di Abete Bianco e Faggio, foto di Giosuè Colarelli

Il bosco misto è importante anche dal punto di vista dei prodotti forestali non legnosi, di cui abbiamo parlato in questo articolo. In questo senso un esempio può essere la crescita dei funghi, dato che esistono specie che per svilupparsi necessitano della presenza di un determinato albero poiché si legano solo ed esclusivamente alle sue radici (ad esempio il fungo Lactarius salmonicolor che cresce solo in presenza dell’abete bianco). In un bosco misto quindi, data la presenza di specie diverse di alberi, potremmo avere la possibilità di raccogliere molti più tipi di  funghi rispetto a quelle che potremmo trovare in un bosco monospecifico.

Sempre per comprendere l’importanza ecologica di questa tipologia di boschi può essere utile introdurre il concetto di “resilienza”. La resilienza, applicata a una foresta, è la capacità di quell’ ecosistema di ritornare allo stato iniziale di equilibrio, dopo aver subito un disturbo, ovvero un cambiamento temporaneo delle condizioni ambientali, come ad esempio un incendio. In altre parole la resilienza è la capacità di adattarsi e di superare un’avversità. Più  specie ci sono in un bosco, più questo è complesso, e più è complesso, più è resiliente. I boschi misti sono molto più resilienti di un bosco monospecifico perché le singole specie, svolgendo funzioni diverse fra loro, riescono a garantire una stabilità ed un equilibrio maggiore all’intero bosco. Sembra essere di questo parere anche Günther Unterthiner, direttore della Ripartizione foreste della provincia autonoma di Bolzano, che in occasione di un’intervista rilasciata a Lifegate, a proposito del disastro Vaia dice “Abbiamo bisogno di boschi misti, anche se in queste aree continuerà ad essere l’abete rosso la specie principale, dobbiamo garantire la mescolanza, per esempio col larice, per aumentare la stabilità dei popolamenti.”.

Ceppaie lasciate da tempesta Vaia in Val Visdende, Veneto, nel 2018. Foto di Giacomo Pagot.

Questi boschi possono quindi essere favoriti dalla gestione forestale condotta dall’uomo, ma possono anche crearsi spontaneamente in natura. Ad esempio l’abete bianco è una specie che difficilmente forma boschi monospecifici perché, stranamente, i suoi semi non riescono ad attecchire in presenza di altri abeti bianchi ma, al contrario, germinano in maniera molto efficace sotto altre specie, quali ad esempio il faggio. La convivenza fra queste due specie dà luogo ad uno dei boschi misti più caratteristici della nostra penisola e risulta essere particolarmente favorevole per entrambe le parti, dato che il faggio non è ostacolato nella sua crescita dalla presenza dell’abete e quest’ultimo accetta di buon grado di crescere lentamente all’ombra del faggio. L’abete infatti, più che crescere in altezza ed entrare in competizione con le piante più alte, dedica le sue energie alla crescita delle radici, in modo da assicurarsi una grande quantità di nutrienti e, nel momento in cui uno dei faggi sovrastanti muore o si schianta al suolo, l’abete inizia a crescere velocemente in altezza fino a conquistare lo spazio lasciato libero dalla chioma dell’albero caduto e, da quella posizione privilegiata, disperderà i suoi semi.

Tasso (Taxus baccata), cerro (Quercus cerris) e faggio (Fagus sylvatica) in un bosco misto montano. Foto di Giosuè Colarelli

Infine, dopo aver visto l’importanza di questo tipo di bosco , possiamo ricollegarci alla camminata con cui abbiamo iniziato la lettura di questo articolo, e scoprire che il bosco misto può essere una buona scelta anche per le nostre attività ricreative, soprattutto nel periodo autunnale. Questo perché, se volessimo trascorrere qualche ora all’aria aperta ad osservare il famoso foliage (di cui abbiamo parlato nello specifico qui), in un bosco misto troveremmo di sicuro molte più foglie da osservare e da provare a riconoscere, rispetto ad un bosco monospecifico.

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