Breaking: anche gli alberi sono social, pur non avendo Instagram

Tra emozioni, relazioni e comunicazione; quello che non sappiamo delle piante e dei loro infiniti intrecci con l’ambiente.

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Come ormai molti di noi sanno, un bosco non è solo un semplice insieme di alberi collocato in un’area qualsiasi, bensì, si tratta di un organismo complesso che, oltre ad essere composto da alberi, intrattiene relazioni particolari con l’ambiente, per la maggior parte ancora ignote. Queste relazioni interessano varie combinazioni di soggetti: alberi con alberi, alberi con erbe, alberi con suolo, suolo con animali, animali con alberi, suolo con clima, e così via. 

Data la complessità di questi intrecci e il loro ruolo nella sopravvivenza degli ecosistemi, è fondamentale comprenderli per capire come preservarli e come le nostre azione di gestione della foresta li influenzino, anche se spesso questo risulta complicato e, talvolta, ancora impossibile a causa della loro complessità e delle scarse risorse di cui si dispone. È curioso osservare, però, come alcune di queste relazioni siano state approfondite in un’ottica di comparazione con le relazioni umane. In altri termini, con la sociologia. Già nell’articolo “le piante dormono?” avevamo visto come le piante siano dotate di alcuni comportamenti simili a quelli degli animali quando cala la notte. Probabilmente tale concetto può sembrare quanto mai azzardato, soprattutto agli occhi dei più “tecnici”. Tuttavia, tale approccio permette l’identificazione immediata, o comunque più diretta, di alcune dinamiche altrimenti troppo complesse da descrivere, soprattutto per chi non è esperto del settore. È ben noto, infatti, come “l’umanizzazione” delle dinamiche naturali sia un mezzo di semplificazione che ha dimostrato di essere estremamente efficace fin dal passato. 

Partendo dagli esempi più comuni che attirano la curiosità di molti grazie alla loro “semplicità” e simpatia, va menzionata la timidezza delle chiome, conosciuta come crown shyness. Si tratta, infatti, di un fenomeno ampiamente descritto e approfondito da numerosi ricercatori, anche se la sua causa è ancora un mistero. Esso si verifica in foreste che presentano alcune specie, tra cui l’eucalipto (Eucalyptus) e il pino contorto (Pinus contorta), le cui chiome non entrano mai in contatto tra loro, producendo un effetto particolarmente suggestivo che dà vita ad una sorta di rete di canali al livello della vegetazione posta sulle chiome. Tale fenomeno, oltre ad essere descritto da una caratteristica del tutto umana, la timidezza, è stato interpretato da Pietro Maroè, autore di un libro intitolato proprio “La timidezza delle chiome”, come un esempio di rispetto della libertà personale: “la libertà di una persona finisce dove comincia quella di un’altra”, come disse Martin Luther King.

Un esempio di timidezza delle chiome. Foto di FaridWaphe da Pexels.

Un altro fenomeno di grande rilevanza e piuttosto d’impatto è quello della “comunicazione tra gli alberi”. Il linguaggio e la possibilità di trasmettere informazioni da un individuo all’altro sono tra gli aspetti che hanno maggiormente caratterizzato l’essere umano distinguendolo dagli animali e da tutti gli altri esseri viventi. È ormai risaputo, tuttavia, che in natura non esiste solo la parola come veicolo di comunicazione. Il grande fascino di questo aspetto ha ispirato, oltre che numerose culture, anche figure illustri come James Cameron che in “Avatar” ha riprodotto un mondo in cui piante, animali e Na’vi sono strettamente connessi e in grado di comunicare anche senza parole.  Alcuni ricercatori, tra cui Peter Wohlleben, hanno cercato di studiare e di spiegare come gli alberi di una foresta siano in grado di creare connessioni tra loro a livello degli apparati radicali così da entrare in comunicazione. Il fenomeno definito “anastomosi radicale” consiste infatti nella fusione delle radici di piante diverse che, in questo modo, sono in grado di condividere informazioni utili, ad esempio, per la difesa da organismi patogeni. Tali connessioni, secondo alcuni, possono anche essere sfruttate per la condivisione di acqua, sali minerali, e altre sostanze nutritive.

Un altro tipo di comunicazione è invece quello che avviene tra piante genitrici e figlie. Uno studio condotto nella foresta del Pfynwald (Vallese) dal gruppo di ricerca dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL ha dimostrato come le piante siano in grado di trasmettere ricordi alle nuove generazioni. La scoperta è avvenuta cambiando le condizioni ambientali di un gruppo di piante situate in una zona ad elevata siccità (aumentando la disponibilità di acqua per 17 anni), mettendo in evidenza come le piante della generazione successiva, se nate in assenza di siccità, si trovino in una condizione di vantaggio in quanto presentano un apparato radicale meglio formato e una quantità maggiore di aghi. Tutto ciò viene definito come “trasmissione ereditaria”, in quanto le mutazioni non si registrano a livello molecolare e quindi genetico, ma è tutto dovuto solo ad una forma di comunicazione.È chiaro, quindi, come le foreste non siano semplicemente un accumulo di soggetti separati, ma un vero e proprio puzzle di elementi ben organizzati e connessi in grado di dar vita ad una sorta di società. Per questo, la comparazione con l’organizzazione e i comportamenti umani può fornire un apporto concreto alla loro gestione e tutela. Il parallelismo che cerco di trasmettere si coglie anche dalle parole di Del Favero che, nel suo manuale universitario, “I boschi delle regioni alpine”, compara le condizioni di vita di quelle formazioni nate in condizioni difficili (boschi di alta quota o di versanti rocciosi) a quelle delle popolazioni Sami oltre il circolo polare artico, o a quelle Tuareg del deserto del Sahara.

Lariceto posto su un ripido versante roccioso. Foto di Federico Romanato

Questo approccio è comunque sempre da ritenersi una semplificazione utile a chi osserva la complessità della natura. Un semplice strumento che agevola la comprensione, ma che non può essere inteso come l’unica chiave di lettura. Talvolta, infatti, è bene che la complessità ed il fascino di alcuni fenomeni siano studiati singolarmente senza alcun parallelismo o paragone, così da mantenere quell’autenticità che tanto ci affascina della natura.

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