Le torbiere, un patrimonio tutto da scoprire… e tutelare!

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Nel mio ultimo articolo (che potete leggere qui) ho cercato di portarvi alla scoperta della Finlandia, un paese in cui il settore forestale è cruciale sia dal punto di vista economico che da quello sociale. Il rapporto tra popolazione e foreste che si percepisce è infatti qualcosa di unico e veramente affascinante. In questo articolo però, in vista della conclusione della mia esperienza di studio all’estero, ci tengo a parlarvi di un ecosistema particolare e che forse in pochi conoscono, ma che grazie ad uno specifico corso universitario ho potuto studiare e analizzare in dettaglio: le torbiere.

Vasto complesso di Torbiere all’interno di Patvinsuo National Park. Foto di F. Romanato.

Con il termine torbiera si intendono quegli ambienti in cui la presenza costante di acqua, e di particolari condizioni meteo, non permettono la decomposizione dei residui vegetali (la cosiddetta “materia organica”), come ad esempio foglie, radici, rami, e persino le carcasse di animali, che vanno così a compattarsi insieme formando la torba. Questa particolare condizione comporta l’accumulo di carbonio, di cui la materia organica è composta, nel suolo, o meglio, al di sopra di esso, andando a creare così una sorta di serbatoio.
Per capire però quanto sia importante questo effetto “serbatoio”, in termini di fissazione di carbonio, basta pensare che solo il 3% delle terre emerse della Terra è classificato come torbiera, eppure in questo 3% è presente più carbonio che in tutte le foreste del mondo, che invece occupano il 31% (FAO). Dal punto di vista dei cambiamenti climatici è quindi molto importante conservarle e impedire la loro degradazione. Inoltre, questi particolari ecosistemi, che si estendono dalla Russia all’Irlanda, ma anche in sud America e Africa, rappresentano un vero e proprio scrigno di biodiversità, grazie alla presenza di alcune specie vegetali e animali che non possono sopravvivere in nessun altro ambiente al mondo. Alcune piante che si possono trovare solo nelle torbiere sono ad esempio le specie appartenenti al genere Sphagnum e Carex. Mentre al di fuori del regno vegetale, esse sono preziose per numerose specie di insetti, come ad esempio Tipula melanoceros o la libellula dagli anelli d’oro (Cordulegaster boltonii).

Sphagnum flexuosum. Foto da Wikipedia

Sphagnum flexuosum. Foto da Wikipedia

Anche in Italia è possibile trovare alcune torbiere, anche se spesso di piccole dimensioni e relegate quasi esclusivamente ad ambienti di montagna, come ad esempio a Danta di Cadore, in Veneto, e a Fiavè, in Trentino. Nel caso dei paesi del nord, invece, le dimensioni sono davvero differenti sia in termini di estensione (si arriva a parlare in media di decine di ettari), che in termini di spessore stesso della torba, che può variare da 1,5 fino a superare i 12 m.

Passerella sulla torbiera all’interno di Patvinsuo National Park. Foto di F. Romanato.

Nonostante l’enorme importanza che rivestono questi ecosistemi, la loro permanenza nel mondo è fortemente minacciata. Fin dal secondo dopoguerra, nella regione scandinava molte torbiere sono state drenate tramite l’escavazione di fossi, così da permettere l’impianto di specie forestali (in particolare abete rosso e pino silvestre) per l’approvvigionamento di legname. Mentre ai giorni nostri questa pratica sta scomparendo, lo sfruttamento delle torbiere sta comunque proseguendo. La torba può essere infatti utilizzata: 

  • per la produzione di “bioenergia”,
  • per la produzione del substrato utilizzato in orticoltura. 

Quest’ultimo aspetto può sembrare di minor rilevanza, tuttavia, paesi come la Finlandia e la Russia esportano grandissime quantità di torba verso l’Olanda (uno dei paesi più importanti nel settore orto-floro vivaistico). Nelle regioni tropicali, invece, le torbiere vengono spesso drenate per permettere l’impianto di palme da olio.

Per tutte queste ragioni, le torbiere stanno ricevendo sempre maggiori attenzioni, soprattutto dalle università, dai centri di ricerca e dagli enti che si occupano di conservazione naturalistica, come ad esempio i parchi nazionali. Anche l’Unione Europea sta cercando di muoversi in direzione della loro tutela, sia finanziando progetti di studio (Life), sia implementando la regolamentazione per il loro utilizzo.
La maggior parte degli esperti del settore concordano sul fatto che esistono delle soluzioni alternative a questo sfruttamento spropositato e così dannoso per l’ambiente. Innanzitutto, è necessario ripartire dal ripristino delle torbiere attraverso l’eliminazione dei fossi, e quindi al loro nuovo “allagamento”, così da garantire l’immagazzinamento di carbonio. Mentre per quanto riguarda l’aspetto produttivo, esistono tecniche come:

  • la paludicoltura (un tipo di agricoltura praticato direttamente sulle torbiere),
  • e l’estrazione di torba umida, da utilizzare nell’industria bioenergetica,

che sono entrambe in grado di garantire allo stesso tempo produzione e mantenimento delle torbiere. L’unico aspetto che sembra ancora non avere alternative è quello legato alla produzione del substrato floristico, per cui l’unico consiglio che viene dato, soprattutto alla popolazione, è quello di limitarne l’acquisto.

Comprendere quindi l’importanza di questi ecosistemi così delicati e affascinanti risulta fondamentale per garantire la loro tutela, in modo da non perdere gli enormi benefici di cui l’intero pianeta ha bisogno.

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