Generale, il peccio combattente

Rotten (in tedesco, combriccola) forestali di resistenza

I collettivi sono strutture boschive tipiche delle zone al limite superiore degli alberi: la zona di passaggio tra i boschi e prati alpini. Sono un adattamento naturale alle condizioni ambientali estreme delle aree in alta quota dove le temperature sono basse, c’è scarsità d’acqua, il vento è forte, la neve si scioglie tardi in primavera, il terreno è molto pendente e non si riesce a formare un suolo ricco di nutrienti. Sono dei raggruppamenti di alberi ben delimitati spazialmente, composti da singoli alberi ravvicinati l’uno rispetto all’altro. 

Queste formazioni hanno una funzione protettiva e impediscono la formazione delle valanghe: grazie alle chiome dense gli alberi riescono a spezzare lo strato nevoso e impedire lo scivolamento di questo a valle.

Il vecchio peccio

Un peccio, detto anche abete rosso. Foto di F. Salvalaggio.

Generale era un vecchio abete rosso. E anche se apparteneva all’illustre famiglia delle Pinaceae non assomigliava così tanto agli altri pecci. Certo, come gli altri abeti rossi la sua chioma era composta da aghi verde scuro, la sua corteccia era grigio rossastra e ruvida e naturalmente portava coni (pigne) appesi e penzolanti. Ma Generale era diverso: a differenza degli altri abeti rossi aveva il durame da combattente!

Generale viveva ormai da molti anni al “confine”. Anche se riusciva a vedere da vicinissimo le vette innevate e poteva godersi dall’alto le numerose sfumature del paesaggio, abitava in un luogo impervio e difficile che lo aveva trasformato: non era solo il freddo ad aver temprato il suo carattere, ma anche la scarsità di acqua, il vento impetuoso o la necessità di stringere forte le radici al terreno per non scivolare a valle. Lì oltre quelle quote, le condizioni ambientali diventavano ancora più dure, gli alberi non riuscivano a resistere e la foresta si trasformava gradualmente in un prato alpino. 

Da valle lo deridevano: “Cosa fa lì in alto?! Potrebbe raggiungiungerci!”. “Perché sta al confine e fa tutta questa fatica inutile per rimanere aggrappato al versante?!”. “Noi siamo diventati fieri, alti e verde brillante! E lui com’è? Solo rugoso, storto e con quel colore indecifrabile”. I pecci e i larici a valle lo consideravano un albero inutile, anzi quasi dannoso! Con la sua forma bassa, tozza e un po’ contorta rovinava il paesaggio, per di più il suo legno non poteva essere usato per la creazione né di travi, né di tavole.

Generale e la sua armata

Ma Generale era un cocciuto combattente e aveva deciso che quello era il suo posto! Lì al confine riusciva ad essere libero e soprattutto a dare protezione ai suoi soldati. La sua armata si chiamava Primo Collettivo ed era un raggruppamento di alberi ben delimitato spazialmente, composto da diversi singoli alberi assai ravvicinati l’uno rispetto all’altro. 

Un collettivo di larici, abeti rossi e pini cembri. Foto di F. Salvalaggio.

Insieme a lui militavano circa una trentina di giovani abeti rossi, larici o pini cembri che erano stati cacciati dagli alberi dei boschi a valle per la loro forma poco ortodossa, o si erano stabiliti in quei luoghi impervi fin da semi o si erano semplicemente persi. Inoltre era sorprendente constatare quanto l’unione determinasse la continuità della loro formazione: aveva disposto che i nuovi alberelli si insediassero esclusivamente nella parte inferiore del pendio, in posizione riparata e a ridosso degli alberi più vecchi. 

Il Primo Collettivo continuava a rimanere saldo. Tuttavia durante alcuni giorni d’inverno freddi e immobili, alcuni giovani chiedevano insistenti a Generale se sarebbe mai cambiato qualcosa o quale funzione avesse il plotone. Il vecchio peccio rispondeva che la pazienza era una virtù e che prima o dopo, loro, i soldati del “confine”, avrebbero dimostrato il loro valore.

La grande sfida

Il cielo era coperto da nuvole grigie e il terreno era rivestito da una coltre nevosa caduta durante la notte precedente. Il silenzio permeava gli alberi e si sposava appieno con il bianco che pervadeva la valle. D’improvviso ad un albero del bosco, piegato dal peso della neve, si spezzò il fusto. Generale sapeva che era giunto il momento!

Generale non si perse d’animo. Richiamò a sé i suoi soldati ed impartì un solo ordine: “Resistete!”. Il Primo Collettivo si strinse attorno al vecchio e nobile abete rosso, aggrappò le radici al terreno e resistette ai fiocchi che continuavano a cadere. Il peso della neve, un rumore forte o qualsiasi vibrazione poteva scatenare la forza impetuosa di una valanga che poteva prendere sempre più velocità e distruggere tutto il versante. L’armata non era in grado di bloccare una slavina, ma aveva il potere di evitare la sua formazione. Ogni chioma, ramo e singolo ago di ogni soldato doveva trattenere più neve possibile in modo che altro peso non causasse il movimento dello spesso strato caduto nelle ore precedenti.

L’armata tenne duro fino a quando smise di nevicare e Generale non fu sicuro che tutto fosse in sicurezza!

Proteggere

Generale e i suoi soldati avevano compiuto la loro missione! Avevano svolto la funzione di protezione! E altri Collettivi come loro li avevano imitati. Gli alberi del bosco a valle, consapevoli del sacrificio del plotone, chinarono la cima in segno di ringraziamento. Generale era finalmente riuscito a dimostrare quanto valesse il suo collettivo e quanto fondamentale fosse stato il gioco di squadra per realizzare la missione.

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