Le piante dormono?

Si è notato che le piante si “rannicchiano” quando cala il sole, ma il motivo di questo comportamento non è ancora chiaro.

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Foto di Christina Deravedisian da Unsplash

Vi è mai capitato di raccogliere delle pratoline, le classiche margheritine da prato? Qualche volta può esservi successo di dimenticarvi di metterle subito nell’acqua e di trovarle a sera tutte chiuse. Potreste esservi chiesti allora: ma sono già appassite? Qualcuno di voi potrebbe averle dunque buttate nell’organico, mentre altri potrebbero averle messe in un bicchiere pieno d’acqua. Se siete tra questi ultimi, la mattina seguente, avreste potuto trovare i capolini delle pratoline di nuovo aperti e distesi. A questo punto avreste potuto tirare un sospiro di sollievo nel realizzare di avere salvato i fiorellini dalla morte per appassimento, e sicuramente questo merito vi andrebbe riconosciuto. Dovete però sapere che le margheritine avrebbero chiuso i loro fiori anche se si fossero trovate ancora nel prato. E non sarebbero state le uniche a farlo. Al calar del sole, infatti, le piante si rannicchiano e si preparano per la notte.

I movimenti che le piante fanno nel passaggio tra giorno e notte, si chiama “nictinastia”, che in greco antico significa “compattamento da notte”. Ogni specie animale si corica in una posizione diversa: il cavallo resta in piedi, il gatto si acciambella, l’anatra nasconde la testa sotto l’ala; così anche le piante assumono posizioni diverse per dormire. Il fagiolo, per esempio, lascia pendere le foglie, mentre l’acetosella chiude a metà le foglie lungo la nervatura centrale.

Acetosella. Foto di Evelyn Simak con licenza Creative Commons.

Anche gli alberi cambiano la posizione delle loro foglie, ma il movimento è meno evidente, e perciò si dicono “non-nictinastici”. In tutta questa varietà, una regola generale è che foglie e petali tendono a compattarsi verticalmente, e ad assumere la posizione che avevano quando erano germogli. Dopotutto anche a molti di noi piace dormire in posizione fetale! Le piante differiscono anche per l’ora in cui vanno a dormire. Carlo Linneo, il famoso botanico svedese vissuto nel 1700, fu il primo a studiare questo comportamento e addirittura creò un orologio-giardino grazie al quale poteva capire che ore erano solo guardando le abitudini delle diverse specie.

Di giorno le foglie si dispongono orizzontalmente per poter captare la luce del sole, ma sul motivo per cui di notte tendano invece a raggrupparsi, ci sono molte ipotesi e nessuna certezza. Nel corso degli studi è stato notato che le foglie compattate si raffreddano meno e che rimangono più asciutte, ma foglie più calde e più asciutte possono essere un vantaggio solo in determinati climi. La nictinastia, invece, è caratteristica delle piante in qualsiasi clima, in qualsiasi ambiente, di qualsiasi taglia. E allora, perché avviene? L’ipotesi più plausibile sembrerebbe essere la possibilità di proteggersi dagli erbivori, dal momento che le foglie compattate sono meno appariscenti. Recentemente però è stata avanzata un’ipotesi ancora più raffinata: le piante farebbero così per favorire la visuale ai predatori notturni in volo, come gufi e pipistrelli. La disposizione verticale delle foglie permetterebbe loro di percepire meglio il suono e l’odore emesso dalle prede. Le piante perciò aiuterebbero a togliere di mezzo quegli animali che a loro volta si nutrono delle loro preziose foglie.

Se però Linneo chiamava questo comportamento “sonno”, ancora oggi non è chiaro se le piante siano di fatto coscienti, e se pertanto possano perdere effettivamente coscienza come quando noi dormiamo. Quello che però viene sempre di più condiviso è che le piante siano dotate di una forma di intelligenza che determina i loro movimenti. E la nictinastia ne è un esempio lampante.

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