Cinque aneddoti su alberi e foreste un po’ strani

Bizzarri collegamenti tra foreste, alberi, pokémon, fossili, funghi e tartarughe

Tempo di lettura 4′

Il mondo è pieno di meraviglie di ogni tipo, sia create dall’essere umano, sia dalla natura, ma studiando quello che studio, il mio soggetto preferito ovviamente sono le meraviglie della natura in forma di foreste e alberi. In questo articolo vi racconto cinque aneddoti, tra specie di alberi particolari e foreste con legami decisamente particolari con le nostre società. 

L’autore dell’articolo e un tronco emerso. Foto di G. Pagot.

La foresta fossile di Dunarobba, in Umbria


Nell’epoca che i geologi definiscono Pliocene, in Italia avevamo delle conifere (specie solitamente con foglie aghiformi e che “portano coni” ovvero quelle che comunemente chiamiamo pigne) di enormi dimensioni capaci di vivere in terreni paludosi e in un clima sicuramente molto più caldo di quello attuale. Vi chiederete come possiamo saperlo, ma leggendo il titolo dell’aneddoto forse risulta ovvio: li possiamo vedere “fossilizzati”. Negli anni ‘70 infatti, durante gli scavi per una cava di argilla, iniziarono a emergere dei tronchi di alberi di dimensioni notevoli (da 1 a 4 metri di diametro) in un sito in cui non si pensava di certo che ci fosse mai cresciuto nulla del genere in tempi recenti. Quando arrivarono gli studiosi si resero presto conto di qualcosa di straordinario: i tronchi rinvenuti non erano dei fossili, dei calchi insomma, in materiale sedimentario, bensì tronchi veri, ancora in legno. Con la datazione al radiocarbonio è stato possibile stabilire l’età di questi preziosissimi reperti, di circa tre milioni di anni! Che non si dica poi che il legno si rovina in fretta, basta conservarlo nel sottosuolo.

La foresta morta di Deadvlei, in Namibia

Simile alla foresta preistorica menzionata nell’aneddoto sopra, in Namibia esiste una valle così secca che le piante, che vi erano cresciute e poi morte, ora si conservano bene proprio per la quasi assenza di umidità, che non fa degradare il legno. In questa valle, la Deadvlei, scorreva un fiume che, quando esondava, creava delle pozze che permettevano ad una specie arborea, la Vachellia erioloba, di crescere, insieme ad altre piante erbacee. Quando cambiò il clima, circa 700-800 anni fa, e il fiume smise di scorrere nell’area, anche a causa di enormi dune di 300-400 metri che circondarono la vallata, le piante si seccarono e morirono, ma ancora oggi rimangono i fusti carbonizzati dal sole a testimoniarne la presenza. 

Esemplari di V. erioloba morti e bruciati dal sole nella Deadvlei. Foto di Roger Brown da Pexels.

L’albero del drago

L’albero del drago ve lo menziono anche per il semplice fatto che ha un nome bellissimo: Dracaena draco. Sembra una palma, ma non ha molto a che spartire con quel tipo di piante, se non il fatto che si trova in un posto che sa di mare e vacanza: le Canarie, Madera, l’arcipelago del Portogallo e le isole di Capo Verde. E’ più vicina geneticamente all’agave che alle palme, in effetti. 

Un’altra curiosità, oltre alla sua rarità e stranezza estetica, è il fatto che secondo me ha ispirato i creatori di un Pokémon, Exeggutor, che peraltro in una versione del noto gioco è di tipo Erba/Drago, (ndr il tipo indica una sorta di famiglia a cui appartengono le varie specie di pokémon). Coincidenze? Io non credo. 

Giovane esemplare di D. draco. Foto di P. Cancian.
Giovane esemplare di D. draco. Foto di P. Cancian.

L’ebano: nero di funghi

Siamo abituati a pensare ai funghi come fonte di cibo, potenziali organismi tossici e addirittura mortali oppure come segno di degrado del legno e parassiti delle piante, eppure esistono dei funghi che ci permettono di avere dei prodotti particolari come il legno d’ebano dal colore tipicamente nero (o marrone scuro). L’ebano in sé è un legname ottenuto da diverse specie di piante arboree che ottengono questo nome principalmente per il colore scuro che le caratterizza. Gli alberi del genere Diospyros sono i più comuni per la produzione d’ebano, che proviene soprattutto da Asia e Africa. 

Ma cos’ha di speciale il legno d’ebano e cosa c’entrano i funghi?

Il legno d’ebano è estremamente denso, addirittura 1000 kg/m3 (e avendo un peso specifico superiore a quello dell’acqua non galleggia!) e resistente all’azione delle muffe e molti altri parassiti del legno. Giusto per fare un confronto, la densità dell’abete rosso, molto comune in tutti i boschi del Nord Italia e molto utilizzato nel settore della lavorazione del legno, ha una densità tra i 450-860 kg/m3 a seconda della stagionatura. Inoltre l’ebano ha il caratteristico colore nero proprio grazie all’azione di un fungo che cresce insieme alla pianta e ne annerisce il “durame”, lo strato più vecchio e interno del fusto della pianta. 

In passato l’ebano veniva utilizzato per molti oggetti più o meno comuni, come i pezzi neri degli scacchi o le bobine per i fili utilizzati nei telai. Ancora oggi viene invece usato per creare strati sottili ornamentali da applicare ai mobili, come si faceva in passato, e per alcuni strumenti musicali, come i tasti neri del pianoforte, dell’organo e i tasti di chitarre, violini e altri strumenti a corda. 

Una curiosità per chi ha un po’ di esperienza in videogiochi è che l’ebano è un materiale preziosissimo, rarissimo e resistentissimo utilizzato in Skyrim per la produzione di armature, armi e altri oggetti e viene descritto come un metallo: beh Bethesda, qui mi sei scaduta leggermente

Alberi e tartarughe, come gli uni non possono sopravvivere senza le altre

All’interno di un interessante report, uscito di recente, sullo stato di salute degli alberi a livello globale, sono raccontati numerosi casi studio che descrivono gli sforzi per mantenere e migliorare lo status di moltissime specie di alberi nel mondo. Uno di questi racconta come si stia cercando di proteggere una rara specie di Diospyros spp., Diospyros egrettarum, che cresce solo nelle Mauritius e di cui rimangono solo dieci esemplari nell’isola più grande. Un aspetto interessante è che ne sopravvive un’intera foresta in una piccola isola, Ile aux Aigrettes, in cui però sono state introdotte diverse specie erbacee e animali invasivi che ne disturbano i delicati equilibri. Una difficoltà in più è che i semi di questa specie di Diospyros di solito venivano dispersi grazie all’aiuto di una specie di tartaruga gigante, estinta, e altre specie locali che nel tempo, anche a causa dell’azione dell’uomo, sono scomparse. Oggi si sono fatti degli sforzi, con discreto successo, per portare sull’isola delle tartarughe simili a quelle estinte che possano disperdere i semi in via del tutto analoga, ovvero mangiandoli e poi defecando. 

Pensieri conclusivi

Quindi spero di avervi intrattenuto raccontandovi delle storie su alberi e foreste piuttosto particolari, magari lasciandovi qualche messaggio utile come: il nostro intrattenimento spesso trae ispirazione dal mondo forestale, le tartarughe possono salvare gli alberi in difficoltà e il legno è un materiale molto durevole, ovviamente a seconda delle condizioni in cui è conservato!

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