Il ruolo delle piante nella prevenzione delle catastrofi “naturali”

Perchè gli alberi sono fondamentali contro il dissesto idrogeologico?

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Quando parliamo di “dissesto idrogeologico” nell’ambiente montano, ci riferiamo ai fenomeni e ai danni provocati dalle acque, sia sotterranee che superficiali, che si manifestano sotto forma di frane, alluvioni, erosioni e valanghe.

Il dissesto idrogeologico provoca da sempre numerose modifiche nel paesaggio con fenomeni spesso catastrofici, come avvenuto in Germania alcune settimane fa.

Nonostante sia classificato come una catastrofe naturale, è anche detto “malattia della civilizzazione”, perché è proprio la presenza dell’uomo nell’ambiente montano che ha portato a un lento, ma graduale, sconvolgimento della natura, come il sollevamento di alcune parti delle catene montuose e il franamento di interi versanti.

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Dissesto idrogeologico. Foto CC di Altotemi.

Gli interventi dell’uomo che hanno contribuito a questi processi riguardano la progressiva urbanizzazione, l’abbandono dei terreni montani, l’abusivismo edilizio, il continuo disboscamento, l’uso di tecniche agricole poco rispettose dell’ambiente e la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua. Oltre che a mettere in evidenza la fragilità del territorio italiano, hanno notevolmente aumentato l’esposizione al rischio stesso.

L’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (ANBI), dopo le ultime conferenze di questi anni, segnala che ci sono ben 6.633 comuni (oltre l’80 per cento) a elevato rischio idrogeologico in Italia.  Eppure, in minima parte, provvedimenti contro la mitigazione del rischio sono stati presi, attraverso opere di costruzione che prevedono l’ausilio di cementanti e particolari calcestruzzi in grado di assorbire, per quanto possibile, l’acqua piovana. 

Ma perché, allora, continuiamo ad assistere a fenomeni di dissesto idrogeologico? Esistono provvedimenti più efficaci per la gestione di questo rischio?

È poco noto che anche le piante possiedono importanti caratteristiche che le rendono fondamentali nella difesa del suolo, perché contrastano l’azione disgregatrice degli agenti atmosferici, in particolare della pioggia. Questo può avvenire, ad esempio, attraverso la stabilizzazione dello strato superiore del suolo ad opera delle radici, o con l’assorbimento dell’acqua da parte della pianta stessa. Basti pensare che lungo un versante con foresta, la velocità di scorrimento (detto “deflusso”) delle acque è circa un quarto rispetto a quella che si avrebbe, a parità di pioggia, su suoli privi di vegetazione.

Infatti, gli alberi svolgono sul pendio un ruolo importante, assorbendo l’acqua piovana nel suolo, che funziona come una spugna, e diminuendo così gli allagamenti a valle.

Alcune piante, in particolare, possiedono delle caratteristiche che le rendono ancora più efficaci per contrastare questo rischio. Basti pensare alla capacità di riproduzione (per talea) di alcune specie, come le tamerici, i salici, i pioppi, che riescono a generare individui uguali a se stessi in maniera molto semplice, anche interrando un ramo spezzato, portando così a una rapida diffusione di questa specie, senza necessariamente ricorrere a un’installazione di tipo artificiale a cui sono associati notevoli costi economici.

Le prime foglie di pioppo cadute e cullate dal Po.........
Popolazione di Pioppo lungo un corso d’acqua. Foto CC di Borghy52

Sulle scarpate in ambito mediterraneo, invece, viene sfruttata la capacità delle piante di sviluppare radici avventizie, cioè radici in grado di ancorarsi al suolo, che permettono di creare una vera e propria resistenza ai fenomeni franosi. Inoltre, grazie a esse, la pianta riesce ad assorbire meglio l’acqua piovana. Infatti, a differenza di alcune specie che tendono a deperire quando ricoperte dall’acqua, quelle che sviluppano radici avventizie sopportano la stessa quantità d’acqua senza perdere necessariamente vitalità.

Per cui, se la natura, da sola, è capace di contrastare i fenomeni di dissesto idrogeologico, perché continuare a escludere le foreste dalla soluzione a questo problema concentrandosi su opere artificiali?

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