Il bosco dentro un cucchiaio

L’arte manuale della lavorazione del legno raccontata da un giovane appassionato 

Tempo di lettura 7′

Se la produzione di legno e la difesa dal rischio idrogeologico sono gli aspetti che destano principale interesse nell’ottica della gestione forestale, negli ultimi anni si sta assistendo ad una presa di coscienza sempre maggiore riguardo a tutte le funzioni “secondarie” del bosco. Tralasciando gli aspetti ricreativi già affrontati in precedenti articoli (Alberi in città: erogatori di servizi), cerchiamo ora di dare luce a un’arte affascinante che accompagna da sempre la tradizione culturale del nostro Paese: l’intaglio del legno. Pur essendo un’attività strettamente connessa alla produzione legnosa, non si tratta della classica lavorazione eseguita in segheria su scala industriale, quanto più di una passione, spesso tramandata di generazione in generazione, e pratica tradizionale di grande pregio.

Dai giocattoli per bambini, passando per gli utensili da lavoro, fino ad arrivare alle grandi sculture, sarà sicuramente capitato a chiunque di osservare e toccare queste opere quanto mai autentiche e variegate.

Per far conoscere da vicino quest’arte, con le sue tecniche e i suoi segreti, abbiamo deciso di intervistare Marco Paccagnella, studente di Scienze Forestali presso l’Università di Padova, che da anni sta portando avanti questa passione con dedizione e impegno.

Che tipo di oggetti ti piace produrre?

Creo soprattutto utensili da cucina: cucchiai da tavola, mestoli, misurini, taglieri. Seguo dei design miei o ispirati ad oggetti di varie culture, specialmente del nord Europa. Ogni tanto mi dedico a qualche progetto alternativo, come soprammobili, decorazioni, delle shrink pots (contenitori in legno) o kuksa. Tutto dipende da cosa ho a disposizione come materiale e l’ispirazione che ho nel momento […], o anche dalle idee che mi vengono proposte per ordini e commissioni. A livello mainstream, posso dire di rientrare nel mondo del “greenwood carving”, ovvero degli intagliatori che partono da legno fresco, o poco stagionato, per realizzare gli oggetti più disparati.

Che strumenti utilizzi per la lavorazione?

La lista è veramente lunga. Uso soprattutto utensili manuali, diversi a seconda delle varie fasi di lavorazione. L’unico attrezzo meccanico è la motosega che uso per sezionare i pezzi. Da lì in poi, il processo è totalmente manuale: parto lavorando il grosso con un’ascia da intaglio, una sega, un mazzuolo e un coltello a petto. Poi procedo con coltelli da intaglio, sgorbie e quelli che vengono chiamati “spoon knives”, coltelli dalla lama ricurva. Sono strumenti molti specifici per questo tipo di lavorazione, e vengono prodotti soprattutto da fabbri e artigiani in molti Paesi europei e in America. Per finire, uso un pezzo di pietra liscia e  un palco di cervo per smussare le superfici e applico un misto di cera d’api e olio di lino. Non uso carta vetrata o simili.

Strumenti manuali per l’intaglio. Foto di Marco Paccagnella

Perché niente carta vetrata?

Nel Green wood carving di solito si evita di usare carta vetrata o abrasivi in genere. […] Usare carta vetrata su legno fresco non dà una finitura pulita come una lama ben affilata; inoltre, […] le particelle lasciate sul legno dalla carta, rischiano di rovinare le lame degli utensili. Riuscire a ottenere  superfici lisce e forme eleganti solo utilizzando le lame e la propria abilità è anche un vezzo di molti intagliatori. Infine, ma non per importanza, evitare di usare la carta vetrata mi permette di ridurre il consumo di materiali non riciclabili e mi evita di ritrovarmi polvere di legno in ogni dove.

Chi ti ha trasmesso questa passione e insegnato le varie tecniche di incisione?

Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per il legno. Ho iniziato quando mi hanno regalato il primo coltello, incidendo la corteccia su rami di nocciolo che mio padre mi tagliava quando andavamo in montagna.  Era un modo per passare il tempo, senza impegno. Poi, al liceo, un’estate, mi è capitato di vedere un video di un certo “Barn the Spoon”, che, con un’ascia, un coltello e una lama ricurva, creava un bellissimo mestolo partendo da un pezzo di ciliegio. Da lì ho iniziato ad apprendere tutte le tecniche che potevo, leggendo libri, guardando video e tutorial, e parlando con altri intagliatori dal resto del mondo. Ho acquistato gli attrezzi e imparato come usarli e mantenerli; ho fatto tanti errori e c’è stato qualche incidente, ma alla fine ho acquisito una buona manualità.

Che tipi di legno sono più adatti a questo utilizzo e quali preferisci personalmente?

Cucchiaio in ciliegio selvatico. Foto di Marco Paccagnella

Idealmente si potrebbe creare un cucchiaio o un mestolo da qualunque specie legnosa. Nella realtà tutto dipende da ciò che si ha a disposizione, dalla propria abilità e dall’oggetto che si vuole ottenere. In genere si usano legni di latifoglie, soprattutto quelle con un legno non troppo tenace. In Europa si tende a usare tanto la betulla, il noce, il castagno, l’ontano nero, gli aceri e praticamente tutte le specie del genere Prunus. Certi intagliatori usano anche legni come il faggio, la farnia o l’olmo. C’è una grande varietà di materiale adatto specialmente grazie alle specie incrociate per la produzione nei frutteti, che spesso danno risultati inaspettati. Se dovessi fare una top 5, i miei preferiti sono senza dubbio l’acero montano (Acer pseudoplatanus), la betulla (Betula pendula), il ciliegio selvatico (Prunus avium), il sorbo (Sorbus spp.) e il ciliegio aspro (P. cerasus).

Dove reperisci i legni da lavorare?

Inizialmente compravo tronchi appena tagliati da un rivenditore di legnami nel vicentino, poi ho creato una mia rete di contatti nella mia zona e anche in zone distanti, tra amici, colleghi, agricoltori, giardinieri e chiunque avesse possibilità di darmi anche solo un pezzo di legno. In genere mi contattano per offrirmi legno ottenuto dalle potature o dall’abbattimento di alberi nei giardini o lungo i viali dei paesi. Ogni  tanto mi capita invece di andare da agricoltori e proprietari di qualche particella, quando si devono liberare di alberi caduti o hanno qualche pianta malata da abbattere. Di per sé prendo ciò che per altri sarebbe solo  un rifiuto da smaltire. Solitamente, in cambio do loro un cucchiaio già fatto o qualche bottiglia di birra. In certi casi, quando magari si trattava di un albero a cui i proprietari si erano affezionati, mi piace che i primi cucchiai che riesco ad ottenere da quel legno vadano a loro, così che una parte di quella pianta rimanga, per così dire, “in famiglia”.

Hai qualche obiettivo futuro fra i prodotti particolari che ti piacerebbe lavorare?

Prossimamente spero di riuscire a costruirmi un tornio per poter creare ciotole, piatti e tazze. Un altro obiettivo è quello di viaggiare e conoscere altri intagliatori come me, in modo da accrescere le mie conoscenze e familiarizzare con altri stili. Un evento a cui mi piacerebbe andare è lo “Spoonfest” che si tiene di solito in Inghilterra, dove intagliatori di tutto il mondo si incontrano per seguire workshop e scambiare le proprie tecniche.

Hai qualche consiglio per chi si vuole avvicinare a questa passione?

Ad oggi Internet e i social forniscono un sacco di tutorial, idee e lezioni per iniziare ad intagliare. Il mio consiglio, però, è di iniziare bene dalle basi: comprendere e assimilare i vari tipi di impugnatura della lama, capire come usare i muscoli di tutto il corpo in modo da stancarsi di meno, studiare e comprendere il comportamento delle fibre del legno quando vengono sollecitate dall’utensile. Questi sono i tre fattori chiave per imparare ad intagliare bene e in sicurezza (ah, tenete sempre una scatola di cerotti a portata di mano). Il resto lo faranno fantasia ed esperienza accumulate. Cercate sempre di provare nuovi legni e, soprattutto, intagliate, intagliate, intagliate!

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