Impatti europei su foreste non proprio europee

Cosa causiamo, come europei, con i nostri consumi sugli ecosistemi forestali del resto del mondo

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Quest’anno è uscito un documento dello European Forest Institute, un ente di ricerca europeo che, per chi sa l’inglese parrà scontato, si occupa di foreste. 

All’interno di questo documento si cerca di rispondere ad alcune domande che per molti versi potrebbero essere le FAQ delle foreste europee. Tra queste ad esempio si parla di che ruolo hanno le foreste nel ciclo dell’acqua, come il cambiamento climatico stia colpendo le foreste europee e come la gestione forestale influenzi la biodiversità. 

In particolare mi ha colpito la domanda “Qual è l’impatto dei consumi dell’Unione Europea sulle foreste del mondo?”. Proprio quest’anno, in cui si è appena celebrata la giornata mondiale dell’ambiente con tema “Il ripristino degli ecosistemi ”, mi sembrava interessante, ma soprattutto utile, condividere con voi la risposta a questa domanda, per capire come mai si deve “ripristinare”. 

Mentre le foreste in Europa continuano ad aumentare ad un buon ritmo (FRA, 2020), nel resto del mondo non va ovunque così bene: tra il 1990 e il 2016 si sono persi 800 campi da calcio di foresta all’ora (per restare in tema Europei2020), specialmente nei tropici. Ma perché questo ci riguarda? A quanto pare siamo assolutamente responsabili di una parte sostanziosa di questa problematica che pare così distante. L’UE è infatti uno degli importatori globali più importanti di prodotti associati alla deforestazione: ad esempio il famigerato, quanto demonizzato, olio di palma (17% della produzione totale), la soia, principalmente utilizzata per la base del mangime del bestiame, (15%), la gomma (25%), la carne (41%), il cacao (80%) e il caffè (60%). Tutti questi sono prodotti che vengono definiti come causa di embedded deforestation, ovvero una deforestazione incorporata che non avviene per la produzione di legno, ma per convertire l’utilizzo del suolo a funzioni diverse di quella di foresta. Ad esempio la conversione dell’utilizzo di suolo in Sud-America, da foresta a campo di soia, è un classico esempio di deforestazione. La soia viene poi impiegata per produrre mangime per i bovini, anche europei, che noi consumiamo.  

Per approfondire il tema della deforestazione incorporata è stato pubblicato un report (in italiano) molto interessante a riguardo e lo potete trovare qui

Alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, si sono prefissati di eliminare la deforestazione legata alla produzione agricola entro il 2025, unendosi alla Amsterdam Declarations Partnership. Inoltre l’UE si era prefissata di dimezzare la deforestazione globale entro il 2020 attraverso una serie di impegni. Ci è riuscita? No.  

Meglio non disperare però, perché pian piano i risultati arrivano, con la deforestazione globale comunque in calo: mentre tra il 2010 e il 2015 si sono persi 12 milioni di ettari all’anno, tra il 2015 e il 2020 questa cifra è scesa a 10 milioni di ettari all’anno. Sono cifre enormi, ma ogni piccola vittoria è comunque una vittoria. Un fronte su cui l’UE si sta impegnando è quella di assicurare che le aziende che immettono prodotti sul mercato europeo svolgano le due diligence, accertando quindi la prevenzione, il monitoraggio e le misure necessarie ad evitare la deforestazione causata dalla produzione di beni che poi consumiamo noi cittadini europei.

Ma cosa possiamo fare noi cittadini, oltre a supportare i promotori di politiche di controllo e produzione responsabile? Possiamo accertarci che i prodotti che acquistiamo siano prodotti il più vicino possibile al luogo dove li consumiamo, che abbiano delle certificazioni, come Rainforest Alliance, o FairTrade, per prodotti come il cacao e il caffè, olio di palma prodotto in maniera sostenibile, FSC e PEFC per prodotti in legno e derivati. Per quanto riguarda la carne e altri prodotti di origine animale vale la prima regola, di consumare localmente e consumare meno. 

I messaggi da portare a casa sono quindi:

  • Anche se in Europa le foreste crescono, i nostri consumi, come europei, causano la perdita di foreste altrove, specialmente ai tropici,
  • Sia l’UE che l’Italia, a livello di singolo Paese, hanno preso impegni per limitare i danni e azzerarli in futuro, con risultati non sempre, per il momento almeno, soddisfacenti,
  • I cittadini possono aiutare a limitare i danni leggendo le etichette dei prodotti che comprano, specie nel settore alimentare, ma non solo. 
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