All’ombra dell’ultimo sole

Combattere le isole di calore armati di vanga e piantine.

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Abbiamo già esplorato in un precedente articolo, quali siano i benefici delle alberature e delle aree verdi all’interno del contesto urbano e di come questi svolgano un importante ruolo come erogatori di servizi. 

Ormai ad estate già iniziata, viene spontaneo cercare un po’ d’ombra o di fresco sotto qualche albero per chi esce di casa per una breve camminata. Uno dei benefici degli alberi in città è proprio la capacità di dare ombra e, così, di abbassare la temperatura. Infatti, maggiore è il numero di alberi in una città e quindi la copertura forestale fornita dalle chiome, più si riduce l’effetto “isola di calore” causato dalla riflessione dei raggi solari sul cemento e dal conseguente assorbimento sull’asfalto. Una buona quantità di alberi può riuscire ad abbassare le temperature fino a 8°C nei mesi estivi: questo perché gli alberi assorbono parte della luce solare per attivare il processo di fotosintesi, ma ne riflettono la maggior parte come “calore sensibile”, ovvero vapore acqueo. Per certi versi, trovarsi o vivere vicino a un albero è come essere vicini a un condizionatore

Sentiamo sempre più spesso di come nelle grandi città italiane ci sia un problema di surriscaldamento delle aree urbane rispetto a quelle più periferiche. Una delle cause principali di questo evento dipende dal rapporto, sproporzionato, tra presenza di alberi e cementificazione (le ‘superfici impermeabili’), ossia i due elementi che più caratterizzano l’ecosistema cittadino. Il fenomeno dell’isola di calore indica un’espansione urbana: una cementificazione e una pianificazione poco attenta a preservare il verde cittadino, e che quindi può avere un impatto negativo sul benessere e la qualità della vita nelle nostre città. 

Riuscire ad avere infrastrutture ed edifici all’avanguardia nelle città senza sacrificare il verde urbano è utopia o solida realtà? Un progetto del MIT ha mappato ed esplorato la copertura verde di alcune principali città a livello globale creando un vero e proprio indice di copertura verde partendo dalla funzione Street View di Google. Ma esistono anche altri esempi, rispetto a quelli analizzati dal MIT, da cui prendere spunto. Eccone un paio.

Sud America, Colombia. Nella parte settentrionale della Cordigliera delle Ande sorge la città di Medellín, la Città dell’Eterna Primavera. In passato la città ha prosperato grazie alle vicine miniere d’argilla, ma da cui venivano estratti anche metalli come rame e oro. Nonostante il nome, la crescita urbana e demografica della città è avvenuta pesantemente a spese della flora e della fauna della valle in cui la città si trova. Qui le temperature oscillano normalmente tra i 18 e i 28°C, ma nei periodi più secchi raggiungono i 37°C. La città, per far fronte all’innalzamento delle temperature degli ultimi anni è andata incontro ad una “trasformazione verde” senza precedenti: le zone urbane sprovviste di aree verdi sono state riqualificate e adesso in tutta la città sono presenti trenta corridoi verdi, grazie alla sistemazione di alberi e arbusti che hanno letteralmente invaso la città. A Medellín, infatti, nei tre anni dopo la costruzione di questi corridoi verdi, le temperature si sono abbassate di due gradi centigradi, raggiungendo perfino a tre gradi in alcuni quartieri urbani. Le previsioni degli esperti dicono che le temperature potrebbero ridursi di altri 4-5°C nei prossimi ventotto anni grazie a questa trasformazione verde.

La città di Medellín, Colombia, in cui una trasformazione verde è iniziata per diminuire gli impatti del surriscaldamento globale tramite la realizzazione di parchi e corridoi verdi in tutta la citta. Credits: CC Pixabay. 

Italia, Pianura Padana. In mezzo alla pianura alluvionale del Po, si ergono due torri maestose nella metropoli milanese. È il Bosco Verticale dell’architetto Boeri, un progetto definito visionario al suo completamento, ma che ha fornito una nuova concezione di verde urbano alla città e al mondo. Da allora (si parla del 2014), Milano ha iniziato una forte campagna di trasformazione del proprio paesaggio urbano con l’inserimento di più spazi verdi e alberature. Nonostante queste iniziative, alle quali si affianca il programma ForestaMi che prevede un piano di forestazione urbana con l’obiettivo di piantare tre milioni di alberi entro il 2030; gli effetti sulla temperatura media della città sono ancora da verificare.

Panorama ovest di Milano da Palazzo Lombardia. Al centro e in primo piano le torri del Bosco Verticale. Credits: CC Wikipedia-Flickr, Autore: But Desiderio. 

Appare evidente come la piantumazione e la creazione di alberature o la cura degli spazi verdi in città non sia ormai solamente una questione di estetica, ma sia un mezzo attivo per contrastare gli effetti del surriscaldamento globale. Inconfutabili sono ormai diventati i benefici delle infrastrutture verdi cittadine e i servizi che possono fornire. Può essere questa la soluzione? Sì e no, il problema ancora è troppo complesso per essere affrontato su un unico fronte, però bisogna agire.

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