È possibile prevenire gli incendi boschivi?

Il paradosso del fuoco, dall’emergenza alla prevenzione

Tempo di lettura 5’

L’analisi del rischio incendi boschivi è un procedimento attraverso il quale vengono definiti il livello di rischio incendi all’interno di un bosco e le azioni e le misure da adottare per renderlo minimo. Le vicende accadute negli ultimi anni, come l’incendio del Parco Nazionale del Vesuvio nel 2017, o la devastazione della foresta amazzonica nel 2020, hanno in particolar modo sensibilizzato la popolazione sull’importanza dei boschi, che per l’intera umanità rappresentano il “polmone del pianeta”. Siamo ormai abituati a vedere un incendio come un fenomeno distruttivo, ed è per questo che, già dal 1923, sono stati elaborati numerosi provvedimenti legislativi che hanno regolamentato la gestione dell’emergenza legata agli incendi boschivi.

Nonostante ciò, la prevenzione è stata a lungo scarsamente considerata rispetto all’intervento attivo di estinzione e di limitazione dei danni. 

Solo con la Legge n. 353 del 21 novembre 2000 Nuova Legge Quadro in materia di incendi boschivile attività di previsione e prevenzione hanno assunto maggiore importanza, rivoluzionando la vecchia impostazione dei piani Anti Incendio Boschivo (AIB) nei quali veniva dato spazio, quasi esclusivamente, alle misure di gestione dell’emergenza vera e propria, come la formazione degli operatori in merito allo spegnimento, o alla creazione di bacini artificiali, nei pressi delle zone ad alto rischio, per il prelievo tempestivo di acqua.

Come evidenziato dalla legge sopra citata, la riduzione del danno da incendio, dipende non solo dalla tempestività dell’intervento degli operatori AIB, ma anche da un’attenta previsione e prevenzione del rischio, sia da parte del cittadino, seguendo delle semplici regole (come lo spegnimento dei mozziconi, e la cautela nell’uso di barbecue), sia da parte degli enti forestali. Questi, in particolar modo, svolgono attività di manutenzione dei boschi, attraverso la creazione di viali tagliafuoco, che permettono di creare una discontinuità vegetale all’interno del bosco, o attraverso la riduzione di biomassa (alberi, arbusti, ramaglia secca) in aree boschive sovraffollate, con lo scopo di ridurre il probabile passaggio del fuoco da una chioma all’altra dell’albero.

Parco Nazionale Del Vesuvio: post-incendio 2017. Foto di Emilia Esposito

Una delle tecniche di prevenzione più all’avanguardia è quella del fuoco prescritto, che consiste nel generare un fuoco controllato, consentendo da un lato di limitare i danni di un incendio incontrollato, bruciando il materiale combustibile, dall’altro lato di usare il fuoco stesso come strumento utile in termini di tutela ambientale e forestale. Spesso, si sente parlare di “paradosso del fuoco”, che descrive quest’ultimo come un “cattivo padrone”, ma un “buon servitore”. Il fuoco, infatti, è un fenomeno che può essere dannoso se si lascia che s’impadronisca del territorio, ma anche utile, se si impara a gestirlo. Soprattutto nella foresta mediterranea, caratterizzata da una sostanziale siccità estiva, focalizzarsi sulla prevenzione, e non sull’emergenza, potrebbe essere un’idea per contrastare i numerosi incendi boschivi di ogni estate.

E poi, un disturbo da fuoco, quando controllato, non comporta solo danni, ma anche tanti benefici al bosco. Basti pensare alle piante del genere Xanthorrea (molto diffuse in Australia), la cui fioritura è strettamente legata al passaggio del fuoco, o al fenomeno della serotinia, un particolare adattamento ecologico sviluppato da alcune piante (soprattutto quelle appartenenti al genere Pinus), mediante il quale il rilascio dei semi avviene solo dopo aver subito uno stress termico, come quello provocato dal calore di un incendio.

Il genere di pianta Xanthorrea fiorisce al passaggio del fuoco in Australia. Foto CC di Purdam.

Nell’Europa Settentrionale, ad esempio, il fuoco prescritto viene impiegato come pratica sostenibile per la gestione della biodiversità nelle aree protette, riducendo i combustibili, favorendo alcune specie o limitando la mortalità degli alberi. Inoltre, è usato anche come strumento per estinguere gli incendi boschivi, ad esempio bruciando la sterpaglia secca in una determinata area e creando, di conseguenza, una zona sfavorevole al passaggio del fuoco, perché povera di materia infiammabile.

Purtroppo, in Italia, questa tecnica è ancora vista con diffidenza, poiché è ancora poco frequente l’utilizzo degli strumenti di simulazione del comportamento del fuoco (che comportano costi importanti di formazione per gli addetti).

Eppure, nonostante il potenziamento della lotta agli incendi boschivi avvenuto dagli anni Novanta, ci sono stati ugualmente grandi incendi in Italia, negli anni successivi, come quello avvenuto a Peschici (FG) il 24 Luglio 2007, che ha bruciato 500 ettari in pineta.

È per questo che, in alcune regioni (in particolar modo in Piemonte, Sardegna, Liguria, Basilicata, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Campania) si sta osservando, negli ultimi anni, un interesse sempre maggiore per il fuoco prescritto.

Visto che investire nella lotta non ha permesso di raggiungere gli obiettivi prefissati, non sarà meglio investire nella prevenzione?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: