Racconto della serata di premiazione del Goldman Environmental Prize

L’impegno indigeno per la protezione della foresta amazzonica premiato ancora una volta

Tempo di lettura 4.30′

La deputata Nancy Pelosi (al centro in bianco) incontra Susie Gelman (terza da destra) e i vincitori del Goldman Environmental Prize della edizione del 2017. Licenza Wikimedia Commons.

Martedì 15 giugno, sei persone, una per ogni continente, sono state insignite del Goldman Environmental Prize, anche detto Green Nobel Prize, per eccezionali meriti ambientali. Anche quest’anno, come l’anno scorso, il premio per il Sud e il Centro America è andato a una protettrice della foresta amazzonica e, come l’anno scorso, è una donna indigena (leggi la storia della scorsa vincitrice qui). Si chiama Liz Chicaje Churay ed è una leader della comunità indigena Bora, nell’angolo nord-est del Perù.

Il premio è promosso da celebrità e appoggia persone che agiscono dal basso

“Il Goldman Environmental Prize è stato fondato nel 1989 da Rhonda e Richard Goldman, come un mezzo per onorare e appoggiare gli eroi dell’ambiente attivi dal basso, non celebrati, e ispirare il resto di noi ad impegnarsi” ricorda Jane Fonda, attrice e attivista, e host della serata di premiazione, che quest’anno si è tenuta virtualmente.

La narrazione delle gesta dei vincitori, è stata affidata all’attrice Sigourney Weaver, mentre hanno intercalato la serata le performance degli artisti Lenny Kravitz, Ndlovu Youth Choir e Baaba Maal, e gli interventi di Susie Gelman, figlia di Richard e Rhonda Goldman, di Vanessa Nakate, giovane attivista ugandese, e dei vincitori delle edizioni precedenti.Noi riportiamo qui la storia di Liz Chicaje Churay, la paladina delle foreste, come raccontata durante la cerimonia di premiazione da Weaver. Per conoscere gli altri vincitori, la cerimonia è disponibile per intero su YouTube qui.

Liz Chicaje Churay, leader della comunità indigena Bora de Paucarquillo, Pebas, Loreto, Perù. Licenza Wikimedia Commons. 

La creazione del Yaguas National Park

Liz Chicaje Churay, una leader della comunità indigena Bora, ha trascorso vent’anni combattendo le attività illegali di estrazione d’oro, disboscamento e pesca nella foresta amazzonica vergine nel nord-est del Perù, uno dei posti più bio-diversi del pianeta. Ventinove comunità indigene vivono in prossimità dei confini di quest’area e considerano sacri la terra e i fiumi. Ma proteggere questa vasta area è stato difficile. “Perché l’importanza dell’ambiente e delle foreste? Abbiamo scoperto che molti leader governativi non erano d’accordo nel prendersi cura di queste cose, e non capivano la nostra realtà come popolo indigeno”, racconta Liz. Lavorando fianco a fianco con l’attivista indigeno Benjamin Rodriguez, Liz capì che designare l’area a parco nazionale, avrebbe fornito la migliore protezione all’ambiente e ai diritti delle persone indigene. Ma una proposta di questa portata avrebbe richiesto un vasto supporto. “Senza il consenso delle comunità non si sarebbe potuto andare avanti. Quindi era fondamentale che i nostri popoli si conoscessero e si unissero sotto una visione comune per questo posto”, prosegue la leader. Collaborando con ONG e scienziati, Liz e la sua squadra, lavorarono con le comunità per mappare l’area e documentare la biodiversità. Attraverso l’educazione e la divulgazione, organizzarono una grande coalizione di leader indigeni che appoggiavano la creazione del Yaguas National Park, ma dovevano ancora convincere i politici. “Nel primo meeting, gli interessi privati e perfino il governo regionale si opposero all’idea. Volevano negoziare, ma io non ero lì per negoziare. Ero lì per difendere i diritti del popolo indigeno e le risorse naturali. Quindi abbiamo dovuto andare nella capitale, Lima, per parlare con il Ministro dell’Ambiente e il Congresso. Siamo persino andati in Europa, dove abbiamo ottenuto l’appoggio di partner internazionali”. Dopo tre anni di organizzazione e campagne, nel 2018, Liz e i suoi alleati, hanno visto i loro sforzi dare frutti. Il Perù dichiarò la creazione del Yaguas National Park, dando il maggior livello di protezione possibile a più di ottocento ettari di foresta amazzonica e allo stesso tempo garantendo i diritti delle comunità indigene. Purtroppo, Benjamin Rodriguez, che ha lavorato al fianco di Liz nel raggiungere questa incredibile vittoria, morì nel 2020 a causa del COVID-19. Nonostante questa terribile perdita, Liz continuò ad andare avanti. “Era un uomo generoso e un combattente per i diritti delle persone e della foresta. Quindi il mio desiderio è di continuare a insegnare alle persone che la natura è la nostra più grande ricchezza. Questo è il mio messaggio dato che siamo i veri custodi della foresta”.

Che noi siamo chi parla o chi supporta chi parla, l’importante è esserci

Le storie degli altri vincitori sono altrettanto d’ispirazione. Sono cittadini comuni, che conducevano una vita normale fino a che non si sono ritrovati nel ruolo di leader per contrastare la minaccia che metteva a rischio il luogo in cui vivono. Come dice Susie Gelman, “questi fenomenali campioni ambientali ci ricordano che cosa si può raggiungere quando contrattacchiamo e ci rifiutiamo di accettare l’impotenza e la degradazione ambientale. Loro non sono stati in silenzio nonostante grandi rischi e difficoltà personali, e neanche noi dobbiamo restare in silenzio”. 

Jane Fonda ci ricorda che non è necessario essere eroi per fare la differenza perchè “uno dei modi in cui possiamo dare supporto a questi leader fenomenali è fare attenzione a dove mettiamo i nostri soldi e i nostri investimenti, alle nostre abitudini di consumo, e i valori che condividiamo con le nostre famiglie e le nostre comunità. Ognuno di noi ha un ruolo da giocare”.

E concludiamo con il finale ad effetto dell’intervento dell’attivista Vanessa Nakate: “Tutti possono fare qualcosa. E come ci ricorda il Goldman Environmental Prize, una singola persona può fare una differenza straordinaria. Molte persone stanno trovando il modo per fare la differenza. Tu cosa farai?”

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