La processionaria del pino: un insetto miracoloso, almeno dal nome

Un viaggio nella vita di qualcuno che fa delle processioni una ragione di vita.

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Dal greco “thaumatóeis” miracoloso, miracolo, meraviglioso e “poiéō” fare, agire, operare, che si traduce in “mostrando belle cose”. Un significato interessante per questo insetto, che è conosciuto però solo per la sua “pericolosità” dovuta ai peli urticanti presenti quando è una larva. Miracoloso probabilmente perché al contrario degli esseri umani è capace di mettersi in fila indiana. 

La processionaria del pino è un insetto dell’ordine dei lepidotteri, lo stesso a cui appartengono farfalle e falene. Da adulta, la processionaria, si trasforma infatti in una falena.

Esemplari adulti. Foto di Tommaso Spilli.

E’ un insetto defogliatore, si nutre infatti degli aghi di alcune conifere, con effetti gravi sul bosco e sulle singole piante, quando presente in grandi numeri. Su questo insetto vige la lotta obbligatoria, ovvero una serie di normative adottate tramite Decreti Ministeriali. Cosa si deve fare quindi? Nelle zone urbane pubbliche dove è presente l’insetto, spetta al sindaco, o comunque all’amministrazione comunale competente, occuparsi degli interventi previsti per contenere l’espansione. Nelle zone private è invece il proprietario che deve farsi carico dell’intervento di lotta obbligatoria, chiamando ditte attrezzate che rimuovono i nidi spesso tagliando i rami su cui sono attaccati. Altri metodi sono la creazione di trappole lungo il tronco: infatti quando le larve di processionaria devono trasformarsi in falene, scendono dai nidi lungo i fusti delle piante ed è proprio qui che si possono intrappolare con degli imbuti o delle colle. In ambito forestale, in parchi naturali e situazioni simili, se la presenza della processionaria del pino mette a rischio la sopravvivenza e la salute degli alberi allora è il Servizio Fitosanitario Regionale che dovrà occuparsene.

Il ciclo vitale della processionaria 

Nel periodo invernale da dicembre a febbraio si possono vedere i nidi di processionaria ed è facile riconoscere la loro presenza su diverse specie di conifere, ma specialmente sul genere Pinus. Quindi i pini che spesso si vedono in città (pino domestico), cedri (dell’Hymalaia e dell’Atlante), i pini che si vedono più spesso in montagna (pino strobo, mugo e silvestre e nero) e il larice, anche se solo occasionalmente.  

La famosa processione. Foto di Francesco Sforza.

Una volta mature, le larve scendono dalla chioma delle piante che le ospitano, loro malgrado, e iniziano le cosiddette “processioni” con lo scopo di abbandonare l’albero per andare a cercare il terreno più idoneo per trasformarsi in crisalidi (stadio dove l’insetto sta maturando da larvale ad adulto e si rinchiude in un bozzolo).

Trovato il luogo adatto, scavano nel terreno fino a venti centimetri di profondità e si trasformano in crisalidi di color rossastro. Nell’estate dopo, alcune crisalidi si trasformano in falene, mentre altre possono entrare in una diapausa, una sorta di letargo di certi insetti che può durare oltre un anno. Non è una decisione facile: questo letargo costa energia e diminuisce l’efficienza di trasformazione in falena; permette però la sopravvivenza in caso di stagione avversa. Quindi alcuni di questi adulti possono uscire l’anno successivo o ritardare e passare fino a otto anni in diapausa nel terreno. Gli adulti fuoriescono dal terreno in estate, aiutandosi con la cresta posta sul capo. Le processionarie adulte, di colore bianco-grigiastro, non si nutrono (a questo stadio l’insetto vive pochi giorni e punta solo a riprodursi), ma volano per trovare un partner. Dopo l’accoppiamento la femmina cerca una coppia di aghi di pino per deporre le sue 100-300 uova avvolte in un involto grigio-argenteo. 

Larve urticanti. Foto di Alberto Udali.

Le uova si schiudono dopo circa un mese più o meno a settembre.  La nidiata vive insieme sulla chioma delle piante nutrendosi degli aghi. Con il passare del tempo, le larve possono riunirsi in gruppi più numerosi dove costruiscono i nidi comuni formati da seta, aghi secchi, escrementi e resti delle mute (come quelle dei serpenti), con lo scopo di proteggersi durante la stagione invernale. La larva ha cinque stadi di sviluppo, ma soltanto dal terzo stadio in poi possiede i peli urticanti. Lo sviluppo termina a seconda delle condizioni ambientali da fine febbraio fino a metà maggio. La larva matura è lunga fino a quattro centimetri con capo nero, corpo grigiastro su cui spiccano i peli urticanti di colore rossastro. 

Armi urticanti vs predatori naturali

I peli urticanti della larva possono permanere sui nidi o altrove per oltre un anno. Il contatto, l’inalazione o l’ingestione dei peli urticanti provoca reazioni differenti in base alla sensibilità della persona, animale e parte del corpo interessata. Sulle persone spesso compaiono delle bollicine e un generale arrossamento dell’area venuta a contatto con i peli, oltre ad una fastidiosissima sensazione di bruciore. I cani spesso sono più sfortunati perché vengono a contatto con i peli nelle loro parti più sensibili, come la bocca e il naso, che gonfiandosi possono arrivare a bloccarne la respirazione.  

Ci sono comunque dei temerari predatori naturali che si nutrono di questa specie, per lo più insetti e uccelli. Tra gli insetti ci alcune specie di ditteri (come le mosche) e imenotteri (api e vespe ad esempio) predatori e parassitoidi (come i parassiti, ma invece di vivere insieme all’ospite, sopravvivono a scapito dell’ospite)  e coleotteri predatori. Ad esempio: Calosoma sycophanta, Formica rufa, Xanthandrus comtus, Erigorgus femorator. 

Alcune specie di uccelli che si nutrono regolarmente della processionaria del pino sono il cuculo, il cuculo dal ciuffo, la cinciallegra e l’upupa. 

Nido predato da una cincia. Foto di Tommaso Spilli.

Ogni specie possiede adattamenti specifici e tecniche diverse per la predazione ed il consumo della processionaria del pino. Le due specie di cuculo si nutrono principalmente degli stadi larvali maturi della processionaria del pino in quanto possiedono un ventriglio (stomaco trituratore degli uccelli) con una parete che gli consente l’ingestione anche dei peli urticanti. Il succiacapre invece preferisce la predazione delle falene nelle ore notturne. L’upupa si ciba delle crisalidi della processionaria del pino cercandole nel sottosuolo. Le cince si cibano soltanto della parte interna degli stadi larvali con i peli urticanti e quest’ultime sono in grado di forare i nidi sericei della processionaria proprio per andare a prendere direttamente le larve.

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