Nemonte Nenquimo e l’impegno indigeno per le foreste amazzoniche

Quando le popolazioni indigene difendono i loro diritti e i diritti di tutti

Tempo di lettura 3′

Nemonte Nenquimo. Disegno: Dori Zantedeschi

Nemonte Nenquimo, giovane leader della popolazione amazzonica ecuadoriana Huaorani (o anche Waorani), ha fatto la storia. Classe 1985, nel 2015 ha co-fondato l’organizzazione no-profit Ceibo Alliance, per proteggere le terre indigene dall’estrazione di risorse naturali. Nel 2018 è stata eletta presidentessa del CONCONAWEP, l’organizzazione Huaorani della provincia di Pastaza, in Ecuador. Nel febbraio 2019 è arrivata alla città di Puyo dalla foresta amazzonica dopo una marcia di due settimane insieme a 200 membri della sua comunità indigena per fare causa al governo ecuadoriano. Nel 2020, è stata inserita nella lista delle 100 persone più influenti del mondo secondo il Times. Nello stesso anno ha vinto il premio Goldman, anche chiamato “Green Nobel Price”, proprio perché paragonato al premio Nobel, ma per le cause ambientali. 

Perché i Waorani hanno fatto causa al governo ecuadoriano

Era il 2012 quando il governo ecuadoriano, il cui presidente al tempo era Rafael Correo, decise di vendere a compagnie petrolifere tre milioni di ettari di foresta pluviale primaria, intoccata e senza strade, attraverso un’asta internazionale. Una parte di questo territorio è abitato dalla popolazione indigena Huaorani, che conta circa 3000 persone, ed è una delle popolazioni indigene che vivono nella foresta amazzonica nella parte orientale dell’Ecuador, una delle più bio-diverse al mondo. La prima asta non andò a buon fine, ma nel 2018, il nuovo presidente Lenin Moreno, nonostante le assicurazioni di voler proteggere la foresta amazzonica, portò avanti il progetto di vendita. Nel frattempo, però, le comunità indigene si erano date da fare. Per tre anni avevano documentato attraverso il rilevamento tramite gps, fototrappole e droni, tutte le ricchezze delle loro terre, e messo in evidenza la profonda relazione che gli indigeni hanno con il suolo, i fiumi, le piante e gli animali (potete trovare la mappa che è stata prodotta qui). Inoltre, i Huaorani potevano contare su una leader forte, Nemonte Nenquimo, che non sarebbe scesa a compromessi. Appoggiata da altre comunità indigene e organizzazioni, Nenquimo fece causa al governo ecuadoriano con l’accusa di non aver consultato gli indigeni in modo appropriato nel prendere la decisione di vendere le loro terre. Il capitolo quattro della Costituzione ecuadoriana, infatti, garantisce  i diritti delle popolazioni indigene, tra i quali la proprietà comunitaria imprescrittibile delle terreancestrali, e il diritto alla consultazione preventiva, libera e informata per ogni progetto riguardante le risorse non rinnovabili che si trovano nelle loro terre. Durante il processo, sono stati ascoltati cinquanta testimoni Huaorani che hanno raccontato che la consultazione, di fatto avvenuta nel 2012, era stata condotta in modo inadeguato: durò meno di un’ora, le conseguenze ambientali non furono esposte chiaramente e oltretutto ci furono delle difficoltà di traduzione. Il tribunale dette ragione ai Huaorani e la causa fu vinta il 26 aprile 2019: una vittoria senza precedenti storici.

Per leggere la lettera che Nemonte Nenquimo ha indirizzato ai presidenti dei nove Paesi dell’Amazzonia e ai leader di tutto il mondo, come denuncia per quanto stava accadendo, la si può trovare qui.

La distruzione della foresta amazzonica riguarda la distruzione del pianeta

Per le popolazioni indigene, la foresta è casa: dentro la foresta vivono, dormono, raccolgono cibo e medicine. Aprire la foresta ad esplorazioni petrolifere significa acqua contaminata, malattie, distruzione della vita. Queste conseguenze toccano la loro casa direttamente, ma indirettamente anche noi. È il nostro pianeta e il cambiamento climatico lo possiamo già sperimentare, negli uragani violenti in estate e nelle nuove malattie (leggete che relazione c’è tra Covid-19 e foreste qui). Perciò la distruzione delle foreste riguarda tutti. Come dice Nenquimo: “Avere cura della foresta non è solo importante per il popolo indigeno. La lotta, quello che stiamo facendo giorno dopo giorno, è per tutti quelli che vivono nel mondo. Senza terra non c’è vita”. Dobbiamo ringraziare che ci sia ancora qualcuno che chiama la foresta casa, che abbia interessi così forti nel volerla proteggere, da difendere in questo modo gli interessi di tutti.

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