Foreste… smart?!

Ecco cosa succede quando la tecnologia si fonde con il bosco

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Smart-phone, smart-car, smart-cities… Sembra che il ritornello del mondo moderno sia quello di pensare e progettare realtà intelligenti ed efficienti, in modo tale che queste diventino sempre più autonome e indipendenti. L’aggettivo “smart”, appunto, serve ad indicare, per gli oggetti, una capacità di eseguire alcune azioni indipendenti. Perché non parlare di foreste smart allora?

Non è fantascienza, esistono veramente. Questo concetto non è però da confondere con quello delle città foresta o del bosco verticale, ma si tratta di vere e proprie infrastrutture di monitoraggio e acquisizione dati direttamente in foresta.  Le foreste sono fondamentali per agire e monitorare i cambiamenti climatici: sono fattori chiave che contribuiscono al ciclo del carbonio e alla biodiversità, nonché alla qualità dell’aria e dell’acqua. Allo stesso tempo, le tecnologie digitali stanno rimodellando le foreste per gestire e migliorare i servizi che queste erogano, oltre che alle loro diverse funzioni. L’utilizzo di questa rete di monitoraggio e di sensori permette di acquisire dati in tempo reale e su base regolare dei principali dati forestali utili per valutare lo stato di salute e le dinamiche che avvengono in bosco.

Una foresta smart si realizza attraverso l’impianto e il settaggio di sensori di diverso tipo per poter poi misurare alcune informazioni relative al bosco come:

–       la temperatura, l’umidità e il contenuto di carbonio del suolo tramite una sonda;

–       la crescita delle piante tramite delle apposite telecamere;

–       l’attività della fauna, tramite fototrappole;

–     temperatura, umidità, esposizione solare del sito tramite sensori e scanner laser. 

Figura 1 – Esempio di smart forest con diversi sensori posizionati nel sito di osservazione. Grafica di Frank Ippolito.

Una delle ultime, ma non meno utile, implementazioni in questa rete di sensori è l’utilizzo del telerilevamento sia da satellite che da drone per poter ricevere continuamente dati aggiornati sia su ampia scala, sia su scala locale del sito di studio.

Tutti questi sensori raccolgono i dati su base regolare (giornalmente, su base settimanale, mensilmente, etc) e li inviano a un server o ad un sistema di cloud al quale è possibile accedere poi da remoto per recuperare le informazioni oppure per raccoglierle in tempo reale accedendo da remoto ai diversi sensori. Questo sistema di comunicazione e interscambio di informazioni è chiamato anche “Internet of Trees”; dall’omonimo progetto promosso dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Nel suo progetto originale, l’ESA aveva previsto per le sue aree studio lo sviluppo di una rete di dendrometri (strumenti per misurare l’accrescimento e la crescita in diametro delle piante) intelligenti per misurare il diametro degli alberi e inviare le informazioni di misurazione senza interruzioni alla piattaforma Forest HQ, dove l’utente poteva interagire con i dati per stimare la crescita della foresta e monitorare la salute delle piante. Questa soluzione ha come scopo la riduzione del costo della raccolta dei dati traducendosi in misurazioni forestali più frequenti per un monitoraggio migliore e più sostenibile delle risorse forestali.

Le informazioni così raccolte provvederanno a supportare decisioni migliori e più proattive sulla gestione della foresta, sempre più orientate ad una gestione forestale sostenibile. Le decisioni saranno più tempestive da prendere, ad esempio quando tagliare e quando applicare misure fitosanitarie per il controllo dei parassiti. Le previsioni future della crescita delle foreste saranno più accurate e più affidabili grazie alle misurazioni più frequenti.

Figura 2 – Internet of Trees, Agenzia Spaziale Europea.

Che cosa implica quindi avere una rete di strumenti di questa portata? Che benefici può apportare un afflusso di dati di queste dimensioni? Sicuramente ricevere dati monitorati e aggiornati di continuo implica benefici di altissimo valore in diversi ambiti: a partire dal mondo della ricerca, si avrebbero sicuramente serie di dati più lunghe e complete; dal punto di vista della gestione del bosco, una mole di dati tale e un afflusso continuo consentirebbero di poter gestire meglio la foresta e di poter anche produrre modifiche alla gestione in minor tempo; in alcune aree potrebbe addirittura comportare la possibilità di effettuare della micro gestione favorendo alcune situazioni peculiari, come foreste di protezione o in caso di habitat da tutelare.

Tutti questi benefici si possono riassumere in una migliore conoscenza della foresta. Questo aiuterebbe i policy makers, coloro che sviluppano le politiche ambientali in questo caso, ad avere un quadro più completo per poter valutare le diverse possibilità di gestione e soppesare gli eventuali investimenti.

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