La controversia di Bialowieza: tagliare una foresta per salvarla?

Il governo polacco pianifica l’abbattimento di una parte dell’ultima foresta intatta d’Europa

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Veduta del Parco Nazionale di Białowieża, foto CC del Ministero per gli Affari Esteri della Polonia

Sbuffi di vapore escono regolari dalle narici, mentre la bocca si apre e si chiude lentamente, sotto grosse querce che salgono nelle nuvole basse dell’alba. Gli occhi del bisonte vagano nel vuoto e riflettono l’ultima foresta pressoché intatta d’Europa: la foresta di Białowieża. I giornali ne hanno parlato a marzo per la scelta del governo polacco di disboscarne una parte, riaprendo così un contenzioso europeo che sembrava concluso.  

La foresta di Białowieża

Prima di essere protetta, la foresta si era sviluppata per quasi diecimila anni. Fondata come riserva di caccia nel Cinquecento, Białowieża ha ospitato battute di caccia di sovrani polacchi e zar, fino a quelle del ministro delle foreste del Terzo Reich H. Goering. Questi però non poté cacciare bisonti europei perché nel 1919 la caccia aveva portato la specie all’estinzione in natura. Nel dopoguerra la Polonia comprò alcuni esemplari da zoo europei e avviò un programma di reintroduzione che ha portato a più di 500 bisonti nel 2014 in Białowieża. 

Mentre questo succedeva, altre foreste crescevano e venivano tagliate in Polonia: infatti il territorio pianeggiante facilitava l’abbattimento degli alberi. Białowieża conserva quindi alberi monumentali, riparo per molti animali e piante che rendono unica la foresta. Questo sito Unesco è anche un’area protetta Natura 2000 dell’UE nella sua interezza e una parte è parco nazionale della Polonia. Praticamente tutti i governi successivi alla caduta dell’URSS hanno aumentato la tutela di Białowieża, fino al 2015.

Gli alberi morti creano habitat ideali per funghi, muschi e altri organismi, da cui vengono decomposti e favoriscono così la rinnovazione della foresta, come qui in Białowieża. Foto CC di Alskikov.

Casus belli, azioni e reazioniLe elezioni del 2015 in Polonia portano all’insediamento del docente di Scienze Forestali J. Szyszko a ministro dell’ambiente. Szyszko punta presto il dito sugli abeti secchi di Białowieża e sul tarlo che scava gallerie nei tronchi fino a provocarne la morte: il bostrico. “Se qualcuno ha un organo malato e vuole sopravvivere, quell’organo va rimosso” dice il ministro, rassicurando di voler solo “sostituire gli alberi malati”. Scienziati ed esperti non tardano a riportare questa decisione controversa: la rimozione degli alberi morti ridurrebbe gli habitat formati dal legno morto per funghi, insetti e altri organismi. Questi decompongono gli alberi fertilizzando il suolo e favorendo la rinnovazione della foresta. Inoltre, Białowieża è un ecosistema maturo e capace di affrontare la pullulazione di parassiti senza interventi dell’uomo. 

Professor Jan Szyszko, ex-ministro dell’ambiente polacco che ha promosso il taglio illegale della forsta di Białowieża fra il 2015 e il 2018 , foto CC di MEDIA WNET.

Nel 2016 Szyszko triplica la quantità di legname che si può estrarre, convertendo di fatto un’area protetta ad area di produzione. Iniziano i tagli degli alberi, e a primavera 2017 entrano in azione le macchine pesanti: abbatti-allestitrici in grado di tagliare 200-300 alberi al giorno, e di lavorare anche di notte. Alcuni attivisti di Green Peace si legano alle macchine ma non riescono a fermare l’inevitabile. Le foto del gruppo Madri Polacche su Ceppi di Alberi (Matki Polki na wyrębie) che allattano i loro figli al seno sedute sui resti degli alberi sono immagini eloquenti di quanto sta accadendo.

Szysko giustifica la lotta al bostrico spiegando che si tratta di sicurezza pubblica: si eviterà così che gli alberi morti propaghino velocemente gli incendi o collassino sui sentieri; sorvola sulla questione degli alberi tagliati lontano dai percorsi forestali. Le accuse al governo però aumentano, e questi si difende spiegando che Białowieża è una foresta piantata dall’uomo e che gli interventi sono necessari per tutelare habitat preziosi, tentando di ingannare l’opinione pubblica, secondo Client Earth.

Mentre Szysko chiede di togliere a Białowieża il titolo Unesco, che ostacola il taglio di alberi, le organizzazioni a difesa della foresta hanno informato Bruxelles: la Commissione Europea apre una procedura di infrazione con Varsavia e la trasmette alla Corte di giustizia dell’UE. Dall’altra, Varsavia propone alcune modifiche al diritto europeo per ammorbidirlo, ma il piano è fermato da più di mezzo milione di cittadini polacchi nelle consultazioni pubbliche.I camion però continuano a uscire dalla foresta carichi di tronchi: l’ingiunzione della Corte è stata ignorata. Sull’onda dello scalpore internazionale, la Corte intima a Varsavia di cessare la deforestazione o di versare €100.000 per giorno d’inosservanza. Poco dopo, le macchine pesanti abbandonano Białowieża; ritorna il silenzio e i bisonti osservano disorientati la segatura sparsa a terra fra i ceppi. Nell’aprile 2018 la Corte di giustizia dell’UE dichiara che la Polonia ha infranto le direttive europee relative alla conservazione della foresta di Białowieża insistendo deliberatamente nel suo taglio, pertanto illegale: piani forestali grossolani hanno permesso ad esempio il taglio di alberi secolari e l’eliminazione di aree di nidificazione di uccelli protetti.

Un futuro incerto

La decisione recente di riprendere il taglio di Białowieża per una caccia al bostrico come sei anni fa, solleva domande: cos’è cambiato dal 2015? la Polonia pagherà €100.000 al giorno a Bruxelles? come pensa il governo di aggirare lo scudo europeo e arrivare ai tronchi di Białowieża? Client Earth dubita delle promesse del governo di non abbattere gli alberi secolari, e ha già esaminato la qualità scadente dei nuovi piani di abbattimento. L’UE stringe ancora lo scudo, pronta a rialzarlo davanti a nuovi attacchi del governo polacco. I bisonti che invece si spingono oltre il confine, non si accorgono di uscire allo scoperto dallo scudo UE così entrando in Bielorussia, dove sorge la maggior parte di Białowieża. 

Tutto questo il bisonte lo ignora, mentre rumina con lo sguardo ancora nel vuoto. Ignora d’aver ispirato una poesia dell’umanista Hussovianus; ignora che la “sacra erba profumata” di Białowieża e di cui va ghiotto, è l’ingrediente speciale della Zubrowka, un’antica vodka nota in tutto il mondo (“Zubr” bisonte in polacco). Questi sono pochi esempi del valore della biodiversità di Białowieża. Con un battito di coda, come a scacciare una brutta visione, il bisonte china la testa al sole ormai sorto, e assaggia un nuovo ciuffo d’erba, mentre una striscia sottile di neve sul limitare del bosco riflette il primo sole di primavera.

Bisonte europeo nella foresta di Białowieża. Foto CC di Wermei.
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