Pazzi per le foreste!

Storie di follia in occasione della Giornata internazionale delle foreste!

Tempo di lettura 4′

Finalmente riesco a parlarvi personalmente: furtivamente sono riuscito ad eludere il controllo dei miei autori! Oggi è passato giusto un anno da quando sono nato e anche se non avevo un nome e non possedevo ancora questa forma (come avrebbe detto Aristotele “anche se ero in potenza”), una sola era la certezza: Io, Giornal di Bosco, avrei dovuto comunicare a voi, miei lettori, quanto siano spettacolari e straordinarie le foreste (ma forse lo avete ben compreso)!

Oggi, 21 Marzo 2021, si celebra la Giornata Internazionale delle Foreste! Come afferma l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) questo giorno è stato istituito per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle foreste.

In questo articolo non approfondirò il ruolo fondamentale dei boschi nel combattere la povertà, nel sostenere lo sviluppo sostenibile e nel garantire la sicurezza alimentare. Invece, vorrei cogliere l’opportunità, che mi è stata riservata in questa splendida occasione, per svelarvi quanto le foreste siano diventate importanti per i miei autori.  Anche se loro sono un po’ in  imbarazzo, ne approfitterò per spiegarvi perchè sono così folli per gli alberi, la fauna, gli ecosistemi e per tutto ciò che è “boschivo” o “forestale”. Ne approfitto anche per darvi qualche consiglio per diventare anche voi così “ pazzi per le foreste”! 

Nessun essere umano possiede un particolare gene nel DNA che sintetizza la “passione per le foreste”: i miei autori non sono nati subito con gli scarponi e la capacità immediata di riconoscere ogni albero ed arbusto (magari! Avrebbero passato l’esame di botanica senza studiare!).

Esperienze in foresta. Foto da archivio.

Dai loro racconti ho potuto comprendere che sono state proprio le foreste ad iniziare un “lento corteggiamento” nei loro confronti, fatto di tanti piccoli momenti, di semplici incontri e anche di eventi epici. Fin da bambini alcuni sono stati incantati dalla seria divisa verde e dallo sguardo sicuro di una guardia forestale. Altri, anche per sfuggire al caos cittadino, grazie alla propria famiglia sono sempre stati abituati ad andare in montagna e ad apprezzare la bellezza di foglie e palchi di cervo. Altri ancora hanno scoperto quanto ci si diverte ad arrampicarsi tra i rami come intrepidi cavalieri o capitani di vascello. Durante l’adolescenza le foreste sono entrate nella loro vita come storie o racconti: leggere di eroi e avventurieri dai romanzi di Salgari o di Stevenson ha permesso loro comprendere quanto fosse intrigante e adrenalica la capacità di cogliere e interpretare il mondo più selvaggio e più misterioso.

Ma cosa vuol dire essere pazzi per le foreste? Di certo non significa soltanto organizzare camminate fuori porta o trekking con gli amici ogni possibile fine settimana libero. Potreste dirmi che, come è accaduto per i nostri autori, si potrebbe tradurre, per esempio, in una scelta di studio e poi lavorativa. Invece no! I miei autori affermano che non è necessario essere laureati in Scienze Forestali per diventare “folli per le foreste”!

Parola di Giornal di Bosco! Se avete anche una piccola goccia di curiosità, è necessario avvicinarsi pian piano ai boschi e poi ci pensano loro a conquistarvi, appassionarvi e a farvi innamorare di loro.

Se volete essere un po’ folli come i miei autori, fate come loro: entrate in un qualsiasi bosco come ospiti e predisponete il vostro cuore ad essere stupito e ad essere meravigliato. Sarà così possibile per voi percepire la magia che vive in questi ambienti. Mentre mettete uno scarpone davanti all’altro, non ponete il vostro cammino al centro dei vostri pensieri, ma lasciate che gli abitanti del posto, in primis gli alberi generosi ma silenziosi, vi ricevano con enorme saggezza grazie alla loro età. 

Chioma di una grande quercia. Foto da archivio.

Allora questa ex-plorazione del bosco che state vivendo, rifletterà un’in-plorazione. Le foreste sono maestre silenziose che insegnano a conoscerci. Educano alla pazienza: i tempi della natura sono lenti e ci vogliono parecchi anni perché un albero cresca alto e forte e il suolo si riformi. Infondono fiducia e speranza: anche nella desolazione dopo gli incendi o dopo la più terribile delle tempeste, nuove piantine e alberelli colonizzano il terreno spoglio. Accrescono l’empatia e comprensione: niente è inutile e deve essere disprezzato, anche il legno morto e gli alberi meno rigogliosi sono utilissimi come case per piccoli insetti e funghi.
Le foreste regalano emozioni, sono autentiche per quello che sono, senza artifici, e – per chi ci crede – così meravigliose e eccezionali possono regalare anche uno spicchio della perfezione del Divino. Tuttavia nella loro complessità e nella loro unicità, come all’inizio è stato per i miei autori, non lasciatevi intimorire se non riuscite a comprendere facilmente tutte le loro numerose sfaccettature, ma imparate da loro.

Vi sembrerà così di aver sempre avuto “la camicia a quadri” cucita addosso!

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