Selvicoltura: parte II

Cosa c’entrano la pianificazione e la selvicoltura con il fatto che siamo ai primi posti per l’importazione di legno?

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L’Italia è fra i primi importatori di legname in Europa e nel mondo. Spesso però l’importazione avviene da Paesi con meno strumenti e risorse in grado di garantire la sostenibilità di questa produzione, cosa che invece l’Italia potrebbe fare. E per riuscire a soddisfare il nostro fabbisogno, almeno parte di esso, di alcune tipologie e quantità, di legni, non è necessario piantare nuovi boschi: basterebbe gestire meglio, attivamente, quelli che abbiamo e che sono abbandonati. Inevitabilmente però una buona gestione passa prima da una fase di pianificazione. 

Come avviene dunque la fase di pianificazione? 

Vediamola su una piccola scala, quella di una singola foresta. In breve, viene fatto un piano di gestione forestale, stabilendo una forma di governo e una forma di trattamento, quindi la tipologia di tagli da eseguire. La forma di governo si presenta in due forme principali e riguarda il modo in cui si rinnova il bosco:

  • Fustaia: quando il bosco si riproduce via seme. Le piante adulte rilasciano i semi in bosco e quando il seme trova le condizioni ideali germina e dà vita a nuove piantine;
Pecceta, una foresta governata a fustaia di abete rosso. Foto di Francesco Sforza.
  • Ceduo: quando il bosco si riproduce principalmente tramite i polloni (no, non sono dei grossi polli) delle piante tagliate. Alcune specie di alberi, in particolar modo le latifoglie (faggi, robinie etc.), sono capaci di emettere nuovi rami, appunto i polloni, dalla base del fusto e anche dalle radici. I polloni possono prenderne il posto del fusto che viene tagliato e crescere a grande velocità, sfruttando un apparato radicale già sviluppato.  Il risultato è un bosco dove al posto dei singoli fusti, ogni individuo è composto da un gruppo di tronchi che convergono alla base perché fanno parte dello stesso individuo. 
Foresta governata a ceduo di faggio. Foto di Carlotta Ilari.

Queste due forme di governo non sono chiaramente le uniche, ma sono le principali da cui si sviluppano forme miste e con caratteristiche diverse a seconda delle specie coinvolte. Il governo di un bosco riguarda quindi la modalità con cui vogliamo far riprodurre gli alberi che si trovano al suo interno. 

In base al tipo di foresta, ci possono essere alcune opzioni con cui il bosco si può rinnovare. Il dottore forestale può decidere l’opzione di rinnovazione che più si avvicina allo scopo per cui la foresta è gestita. 

Una volta deciso come si rinnoverà il bosco, si decide come eseguire i tagli. Il tipo di taglio può essere orientato al raggiungimento di diversi scopi, fra i quali il prelievo di legname è uno dei principali ma non l’unico.  Prelevare piante dal bosco infatti crea nuovo spazio e permette alle piantine nel sottobosco o ai semi di svilupparsi grazie principalmente ad una maggiore quantità di luce e calore che arriva al suolo.  Un altro fine che condiziona la scelta di come tagliare il bosco è assicurarsi che il bosco riesca ad essere utile per proteggere un centro abitato dalle frane o dalle valanghe. Si deciderà quindi di tagliare di modo da rendere il bosco una vera e propria difesa per l’uomo. Le possibilità di taglio sono tante e cambiano a seconda della foresta, del terreno, della funzione della foresta e di tante altre variabili, ma hanno come scopo ultimo quello di garantire il perdurare della foresta. 

Due tipici esempi di taglio che vengono eseguiti sulle nostre Alpi sono i tagli successivi e i tagli saltuari che mirano a favorire la rinnovazione del bosco in modo progressivo nel tempo e nello spazio.

Pur non accorgendocene, molti degli ambienti che consideriamo naturali in Italia, specialmente le foreste, in realtà sono stati spesso, e per lungo tempo, modellati dalla mano dell’uomo con queste tecniche. Ma, mentre fino al secondo dopoguerra le foreste erano risorse fondamentali e venivano gestite dall’uomo costantemente, lo spopolamento delle montagne ha lasciato questi territori in stato di abbandono, e con questi anche le nostre “risorse verdi”, le foreste, fino ad allora intensamente utilizzate.

Tornare a gestire la foresta non comporta rovinare il valore estetico del paesaggio, né minare la salute della foresta e della sua biodiversità, ma anzi a conservarla, se non addirittura migliorarla.  

E’ quindi fondamentale che ci sia la pianificazione: da una parte serve per riportare quegli ambienti manipolati dall’uomo in passato, ed ecologicamente insostenibili al loro equilibrio naturale, per assicurarsi che la foresta rimanga in salute e sia capace di adattarsi alle future incertezze dovute ai cambiamenti del clima. E’ il caso di alcuni tipi di rimboschimenti fatti con specie non adatte alle zone dove sono state piantate e che richiedono il costante intervento dell’uomo per sopravvivere. Dall’altra la pianificazione serve ad assicurare le giuste proporzioni nell’uso di questi ecosistemi preziosissimi per le esigenze della società, ma anche della conservazione naturale, lasciando, ad esempio, una parte degli ecosistemi forestali alla “libera evoluzione” (le Riserve integrali ad esempio) per favorire esclusivamente la biodiversità. La pianificazione forestale a volte quindi comporta anche decidere di non intervenire attivamente., Tuttavia deve essere una scelta voluta e consapevole e non dettata da disinteresse e da un vuoto di pianificazione.

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