Le foreste nella Pianura Padana

Perché non riusciamo ad associare i due termini?

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Sarà capitato a molti di viaggiare nella Pianura Padana, in auto su una delle numerose strade che la attraversano oppure semplicemente in bicicletta lungo gli argini dei fiumi. Il paesaggio che la domina è decisamente agricolo: in inverno vediamo le zolle di terra rivoltate, mentre in estate possiamo osservare i campi coltivati a mais, grano, soia. Talvolta si vedono dei boschetti di pioppi in filari perfettamente allineati, che creano giochi geometrici quando li si guardano scorrere velocemente.

Scorcio della Pianura Padana con campi coltivati e un piccolo boschetto di pioppi in lontananza. Foto Elena Gazzea

Siamo così abituati al paesaggio antropizzato della Pianura Padana che risulta quasi impossibile associarlo alla parola “foreste”, le quali nel nostro immaginario esistono soltanto in montagna.

Eppure, un tempo anche la Pianura Padana era coperta di foreste! Le pianure alluvionali e planiziali, come quella Padana, sono il luogo ideale per la crescita della vegetazione: il suolo è fertile, l’acqua è abbondante, la luce del sole si distribuisce uniformemente. Il tipo di bosco che dominava le zone di pianura del nord Italia viene definito querco-carpineto, dal nome delle due specie più frequenti, la farnia (Quercus robur) e il carpino bianco (Carpinus betulus).

La farnia, come gli altri tipi di querce, ama il sole e cresce in altezza diventando un albero molto grande mentre il carpino può sopportare l’ombra e cresce nello strato inferiore del bosco. Oltre a queste specie, le foreste planiziali sono composte anche da olmi, aceri, frassini e da vari arbusti. Nei luoghi più umidi possiamo trovare ontani e salici, ancora oggi presenti lungo i fossi di drenaggio che delimitano i campi agricoli. Riuscite ad immaginarvi la Pianura Padana ricoperta di una così fitta e varia vegetazione? 

Esempio di bosco planiziale. Foto Rachele Rosin.

Proprio per la facilità di accesso, per le grandi querce che vi crescevano e soprattutto per il suolo molto fertile, la foresta della Pianura Padana è stata nel tempo disboscata per ottenere legname come materiale da costruzione e terreno da coltivare.

L’utilizzo del bosco della Pianura Padana da parte dell’uomo ha origini antichissime. Analizzando infatti gli strati del suolo delle pianure alluvionali del Nord Italia sono emersi resti di materiale vegetale e carbone databili all’Età del Bronzo (circa 6000 anni fa!) che evidenziano come gli uomini avessero usato il fuoco per eliminare il manto vegetale. Il disboscamento della Pianura Padana si accentuò durante il periodo romano, e rallentò durante il Medioevo, quando le concessioni di terre ai monasteri da parte di signori feudali ebbe un ruolo fondamentale nel preservare questi boschi altrimenti sfruttatissimi. Persino la Serenissima Repubblica di Venezia utilizzava il legname delle querce che crescevano nel Bosco del Montello, vicino a Montebelluna (Tv) per la produzione di legname per l’Arsenale3.

Infine, in epoca moderna, l’intensa e sistematica rimozione dei boschi planiziali in favore dell’espansione dei terreni agricoli fu definitiva e portò alla creazione del paesaggio fortemente antropizzato che conosciamo.

Tuttavia, esistono ancora piccoli esempi di come era un tempo tutta la Pianura Padana. Uno dei più grandi boschi planiziali “sopravvissuti” si trova nella Riserva Statale Bosco Fontana, in provincia di Mantova. Si tratta di un’area di 233 ettari (solo lo 0,0049% di tutta la Pianura Padana!) che fu riserva di caccia dei duchi Gonzaga di Mantova e, per questo, conservata fino ad ora.

Nonostante la loro piccola estensione, i boschi planiziali rivestono un ruolo importantissimo nel miglioramento della qualità del paesaggio, dell’aria e dell’acqua, agendo da filtro contro l’inquinamento, purtroppo particolarmente elevato in tutta la Pianura Padana. Inoltre queste aree sono fondamentali per la conservazione della biodiversità. Pensate che soltanto nel Bosco Fontana sono presenti 52 specie protette a livello europeo secondo la Direttiva Habitat. Ricordiamoci quindi che le foreste non producono soltanto legname ma offrono una serie ampissima di servizi ecosistemici: oltre a quelli di cui si è parlato, offrono anche servizi ricreativi (basti pensare al piacere di farsi una passeggiata in bosco), servizi paesaggistici (immaginate un bel paesaggio: ci sono alberi dentro?) e benefici per la salute (avrete presente la sensazione di benessere dopo una giornata passata all’aperto). In definitiva, avere boschi in luoghi antropizzati come la Pianura Padana può aumentare il benessere di chi ci vive. 

Questa presa di coscienza dell’importanza delle foreste planiziali è stata accompagnata da iniziative di riforestazione privata, come il Bosco Limite e a grandi progetti come “10 Grandi Foreste per la Pianura”, il quale mira a creare una rete di foreste planiziali su terreni agricoli in tutta la Lombardia. 

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