Una foresta su un albero

Foreste per aria: esempio di un microcosmo di biodiversità nella chioma di una sequoia

Tempo di lettura: 5’

Foresta di sequoie (Sequoiadendron giganteum). Fonte: Pexels

Chi da bambino non ha mai desiderato arrampicarsi su un albero? Bastava sollevarsi anche pochi piedi da terra per sentirsi come quegli scalatori che avevano raggiunto la vetta della montagna più alta. Ma quei pochi centimetri non bastavano, c’era sempre il richiamo di quel ramo più alto che lanciava la sua sfida per raggiungerlo. E quante cose che si scoprivano salendo: alcune volte dei fiori o dei frutti, e se si era fortunati magari qualche nido in quell’intricato sistema di rami e foglie. Chi poi ha arrampicato diversi alberi nella sua carriera da scalatore, ha subito imparato che esistono alberi più facili e più difficili, e che ognuno di questi porta con sé una dote di diversità.

Normalmente siamo abituati a considerare la biodiversità come un concetto spaziale: orizzontale, che varia a seconda dell’estensione delle aree in questione (una riserva naturale o anche un parco), oppure puntiforme, nel senso di hot-spot – punti in cui si concentra una ricchezza di diverse specie. Alle volte i due concetti si sovrappongono, come nel caso di alcuni parchi e riserve particolarmente ricchi. Ma esiste un concetto di biodiversità che forse è esplorato poco: quello verticale.

Esiste un caso particolarissimo di biodiversità verticale, ossia quello che avviene con le sequoie. Le sequoie (Sequoiadendron giganteum) sono tra gli alberi più alti e longevi che si possono trovare sul pianeta, il loro habitat è circoscritto ormai alla sola Sierra Nevada (California, US): gli esemplari più vecchi sono alti più di 70 metri e hanno una circonferenza più larga di 30 metri. Cosa centra quindi la biodiversità verticale con le sequoie? Questi alberi, infatti, spiccano come esempio di questo concetto: i ricercatori descrivono le sequoie come alcuni degli alberi più strutturalmente complessi sulla terra, con chiome individuali composte da tronchi multipli  che ripetutamente sorgono da altri tronchi e rami rendendosi indistinguibili dagli alberi indipendenti tranne per le loro origini all’interno della chioma di un albero più grande. Nel 2000, Sillet e Van Pelt hanno studiato un singolo albero di sequoia vecchia cresciuta nel Redwood National Park e hanno scoperto che la sua chioma aveva “148 tronchi rigenerati derivanti dal tronco principale, altri tronchi o rami”. Cinque dei tronchi rigenerati avevano un diametro basale di oltre un metro e il più grande tronco rigenerato era alto più di 40 metri.

Com’è che accade tutto questo? La stessa pianta, cambiando le proprie foglie, ne fa depositare interi strati sui suoi rami e qui, grazie all’accumulo di diversi livelli e alla loro decomposizione, si viene a creare un vero e proprio strato di suolo fertilissimo. Però l’estrema biodiversità in questo caso non si limita solamente ad altre piante che crescono nella chioma dell’albero principale, ma possiamo parlare veramente di una foresta! Infatti sono diverse le specie vegetali e animali che arrivano a comporre questa ricchissima comunità.

Foresta per aria: esempio di un microcosmo di biodiversità nella chioma di una sequoia (Autore: Amadeo Bachar. Fonte: Pinterest)

In questo caso, le piante che crescono sulla sequoia e sul suolo che si trova nella chioma sono chiamate epifite o piante aeree, ossia utilizzano la pianta madre come sostegno per la loro crescita e traggono nutrimento dal suolo. Le sequoie spesso supportano comunità di epifite considerevoli perché le loro grandi dimensioni, la grande altezza e l’architettura complessa le rendono strutture eccellenti per la colonizzazione del suolo e delle piante. Inoltre, l’età delle sequoie fa aumentare la probabilità di colonizzazione da parte delle epifite poiché è disponibile così tanto tempo. Gli alberi di sequoia sono così immensi che grandi piante (cioè altre specie di alberi e arbusti) crescono su di essi come epifite: tra questi troviamo persino alcune specie di abeti, di pecci e di querce, ma anche arbusti come il mirtillo, il ribes e il sambuco.

Questa foresta di piante aeree produce quindi cibo e microhabitat per molte specie di animali, tra cui coleotteri, grilli, lombrichi, millepiedi, molluschi, artropodi e anfibi. Alcuni di questi sviluppano particolari adattamenti, come la salamandra nebulosa (Aneides vagrans) che possiede una coda prensile e arti lunghi con dita sottili che usa per scalare superfici verticali. Molte specie di uccelli e mammiferi nidificano in alto nella chioma delle sequoie, tra cui anche il falco pellegrino (Falco peregrinus), l’aquila calva (Haliaeetus leucocepahlus), e diversi altri rapaci. Inoltre, numerose specie di pipistrelli nidificano e si appollaiano all’interno di vecchi alberi di sequoia cavi.La presenza di questi alberi diventa ancora più importante quando vengono effettuate operazioni di taglio per far posto alla rinnovazione: questi singoli grandi alberi o piccoli gruppi di alberi residui sono spesso gli unici elementi strutturali complessi rimanenti in una matrice di foresta più giovane. In quanto tali, forniscono i migliori siti di foraggiamento, riposo e riproduzione per la fauna selvatica normalmente associata alle foreste più vecchie. Insomma, una singola sequoia si trasforma, con la presenza di tutte queste diverse specie animali e vegetali, in una vera e propria lussureggiante foresta. Un piccolo microcosmo di biodiversità nella chioma di una sequoia, una vera e propria foresta su un albero.

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