Incendi: danno per l’uomo, manna per alcuni ecosistemi?

Gli incendi godono di una pessima fama, per ottime ragioni, ma esistono casi in cui sono fondamentali per la prosperità di alcuni ecosistemi.

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Si avvicina la stagione fredda dell’anno e chi ne ha l’opportunità ha preparato la legna per accendere il fuoco nella stufa o nel camino. Tuttavia, non sempre il fuoco è un elemento che ci rasserena, specialmente in situazioni non controllate come in foresta. Nell’era attuale, che Stephen Pyne, storico dell’ambiente, definisce “pirocene”, il tema del fuoco e degli incendi è sempre più presente. Ma questi sono sempre un danno? Come si innescano e che tipi di incendi ci sono?

Mentre per noi, come società umana, gli incendi in natura appaiono inevitabilmente come fenomeni di distruzione, dal punto di vista ecologico non sempre lo sono. L’incendio è un disturbo naturale, ovvero un evento relativamente limitato nel tempo che disturba un ecosistema, una comunità o la struttura di una popolazione e modifica le risorse o l’ambiente fisico. E proprio per gli ecosistemi non è necessariamente un male, appunto, ma anzi, spesso è parte integrante dei processi che li fanno sopravvivere. 

Alcuni ecosistemi infatti sono fuoco-dipendenti. Tipicamente nei climi mediterranei troviamo boschi costituiti da vegetazione pirofita, ovvero piante che necessitano del passaggio del fuoco per disseminare, per fiorire e per rinnovarsi. Tuttavia, questo accade quando i tempi di ritorno del fuoco, ovvero il periodo che intercorre tra un incendio di pari intensità ed un altro, sono regolari. Solo in questo modo la vegetazione ha il tempo di prepararsi al prossimo passaggio dell’incendio avvantaggiandosene, anziché subendone gli effetti distruttivi.

Vediamo dunque come funzionano gli incendi. Nelle foreste gli incendi vengono influenzati dalla presenza di vari fattori:

  • È necessaria la presenza di un combustibile, da dove può innescarsi un incendio; questo è rappresentato dalla lettiera, dallo strato erbaceo o anche dalle piante morte in piedi o a terra. 
  • I fenomeni atmosferici però possono influenzare a loro volta il combustibile. Ad esempio, la pioggia può inumidirlo, il vento può asciugarlo e influenzare la direzione del fuoco. 
  • In ultimo la topografia del territorio: le valli, i versanti e le pianure svolgono un ruolo diverso nella propagazione degli incendi e nella direzione del vento.

In base ai tipi di combustibili che “nutrono” le fiamme, si sviluppano diverse tipologie di incendi: 

  • incendi a terra, che sfruttano combustibili presenti nel terreno e nei primi strati di suolo. 
  • incendi di superficie, che sfruttano materiale vegetale presente in superficie come lo strato erbaceo, gli arbusti e le giovani piante. 
  • incendi di chioma che sfruttano proprio le chiome degli alberi per alimentarsi. Quest’ultimo tipo di incendio è il più pericoloso e intenso.

Come accennato prima, l’uomo utilizza il fuoco e convive con gli incendi da migliaia di anni, eppure come mai specialmente negli ultimi decenni, gli incendi stanno diventando un problema così ricorrente? 

Proprio in questi ultimi anni grandi incendi si sono sviluppati nelle aree a clima Mediterraneo di tutto il mondo. L’anno 2020 è stato uno dei peggiori degli ultimi cinquant’anni per la California ad esempio (oltre un milione di ettari di bosco incendiati, oltre 30 vittime e più di 60 mila persone costrette ad evacuare). Nell’Australia sud-orientale invece gli incendi che si sono sviluppati a metà del 2019, si sono poi protratti fino all’inizio del 2020, causando oltre 30 vittime e circa 17 milioni di ettari di bosco sono stati bruciati. Nel nostro Paese, sempre nel 2020, si sono verificati quasi 500 incendi lungo tutto il territorio, isole comprese.

Ma come mai in questi ultimi decenni questi fenomeni diventano sempre più comuni, tanto da far chiamare la nostra epoca “pirocene”?

L’attività antropica ha alterato i processi ecologici, i disturbi naturali e quindi i loro tempi di ritorno negli ecosistemi, con conseguenze disastrose per l’ambiente. L’aumento delle temperature, causato dal riscaldamento globale, comporta estati, e inverni, sempre più calde e siccitose. Le alte temperature disidratano così le piante, specialmente gli alberi, e essiccano il combustibile a terra. Inoltre, l’atmosfera acquista energia per le temperature più calde e questo si tramuta in tempeste con venti forti ed un maggior numero di fulmini che possono causare l’innesco di incendi. I cicli di ritorno degli incendi vengono così alterati, anche a causa di roghi dolosi o accidentali. La vegetazione, seppur adattata in alcune condizioni a questi fenomeni, non riesce quindi a rinnovarsi abbastanza in fretta. I risultati sono preoccupanti: perdita di biodiversità, alterazione dei suoli, fenomeni di dissesto idrogeologico (frane e smottamenti a causa della mancata copertura del suolo) ed emissioni di tonnellate di anidride carbonica che erano prima immagazzinate nella vegetazione. 

Di fronte a questi pericoli che anno dopo anno si abbattono sui boschi e foreste di tutto il mondo, come possiamo tutelare il patrimonio forestale?

Le risposte vengono dalla selvicoltura, ossia “l’arte di tagliare i boschi, ma anche di farli crescere” (M. Pividori, professore di selvicoltura all’Università di Padova). Gestire attivamente i boschi infatti riduce il rischio di incendi. Vediamo quindi alcune misure preventive che si possono prendere. 

I diradamenti sono degli interventi che permettono di diminuire la densità degli alberi in un’area e quindi aumentando la lontananza delle loro chiome, fondamentale per evitare incendi di chioma. Un’altra tecnica è il fuoco prescritto, che non rientra nelle gestioni selvicolturali, ma è una tecnica che, se abbinata ai diradamenti, può ridurre sensibilmente le probabilità di incendio. Consiste nell’appiccare un fuoco che bruci il combustibile a terra. Il processo viene controllato da personale altamente specializzato dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile. 

Quindi, possiamo dire che gli incendi sono sempre un pericolo e un danno? Dipende (da che dipende?). La presenza di infrastrutture dell’uomo, come case o strade, rende gli incendi un pericolo e un potenziale evento disastroso, tuttavia per gli ecosistemi adattati al fuoco gli incendi sono un evento tutt’altro che dannoso. Sempre fino a quando non interviene il cambiamento climatico “a ribaltare il risultato”.

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