L’illegal logging in Italia e gli strumenti per contrastarlo

Il saccheggio delle foreste del mondo è un problema anche italiano, tuttavia le soluzioni esistono e vengono messe in pratica

Dopo aver letto l’articolo sulle foreste d’Italia potrebbe essere una sorpresa scoprire che l’Italia, con tutte le sue foreste in costante crescita, è un importatore netto di legno, sia legname per la costruzione di mobili e strutture, detto da opera, sia legna da ardere, sia legname per l’industria cartiera, per un valore di circa 3 miliardi di euro all’anno (Il Sole 24 Ore). Secondo i dati di FederLegno, l’Italia ogni anno importa circa 20 milioni di tonnellate di legname. 

Il problema del legname illegale, originato dall’illegal logging

Potrebbe essere una sorpresa ancora più grande scoprire che parte di questo legname importato è illegale, e che il mercato del legname nero, proveniente dall’illegal logging, ovvero l’estrazione illegale di legname dalle foreste, ha un valore molto alto. Circa il 16-19% dei prodotti legnosi (legname da opera, legna da ardere e legname per l’industria cartiera) importati in Europa sono di origine illegale. A livello mondiale la percentuale si aggira tra il 20 e il 40% (UNECE/FAO, 2008), per un mercato criminale che vale tra i 30 e i 100 miliardi di dollari

È molto difficile comunque ottenere dati precisi e aggiornati, perché spesso i Paesi d’origine del legname di importazione non hanno una legislazione chiara per il settore forestale ed eseguono pochi controlli. La stessa pratica dell’estrazione e commercio illegale del legname viene definita in modo diverso dai vari enti e istituzioni internazionali e nazionali. 

Ma è possibile quindi ricostruire una definizione unilaterale di illegal logging? In un certo senso sì, grazie ad alcuni elementi ricorrenti in molte definizioni, primo tra tutti l’estrazione della materia prima. Il legname che viene prelevato dalle foreste senza le apposite licenze ad esempio, o senza rispettare i regolamenti per l’estrazione, o ancora, per cui le licenze sono state ottenute con la corruzione, è definito illegale. Altri fattori che rendono illegale il legname sono il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, la violazione dei diritti delle popolazioni indigene o anche il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza dei lavoratori. 

Quali strumenti esistono per contrastare il fenomeno dell’illegal logging?

Appare chiaro come siano moltissime le caratteristiche che rendono il legname illegale. Ma cosa viene fatto dall’Italia, e in Europa, per limitare questa piaga del settore del legno? In questo campo l’Italia adotta le regole europee perciò il discorso sarà fatto a livello dell’Unione.

Non è un problema di tecnologia, in quanto esistono già diverse soluzioni efficaci per il tracciamento del prodotto legnoso, dai dispositivi GPS ai marcatori di DNA per individuare la provenienza delle piante, ma piuttosto un problema di politiche adeguate.

L’Unione Europea dal 2003 ha adottato il FLEGT (Forest Law Enforcement Governance and Trade), che mira a risolvere le cause della deforestazione illegale all’origine del legname illegale, ovvero nei paesi di estrazione. Il FLEGT basa il suo funzionamento su un accordo tra Paesi esportatori e Unione Europea. L’obiettivo è quello di assicurarsi che il legname importato dai principali Paesi esportatori sia stato estratto e lavorato secondo la loro legislazione nazionale. Tra i paesi che hanno attivato le procedure di controllo ci sono Indonesia, Camerun e Ghana. Molti altri sono in fase di negoziazione. 

Tuttavia, alcuni paesi da cui proviene parte del legname illegale non fanno parte del meccanismo FLEGT. Perciò dal 2013 l’UE ha stabilito l’utilizzo del regolamento EUTR 995/2010 (European Union Timber Regulation). Questo regolamento proibisce il piazzamento sul mercato dell’Unione di legname e prodotti derivati dal legno che siano illegali. Non agisce quindi all’origine della materia prima, ma cerca di impedirne l’ingresso nei confini dell’UE. Non è però facile il controllo che i vari attori delle filiere legnose degli Stati Membri sono tenuti a effettuare. Per questo l’EUTR introduce i principi di due care e due diligence. Sono delle linee guida che aiutano gli attori del mercato a scegliere il legno conforme alla legge. Secondo il principio di due care, per esempio, gli attori che comprano legname hanno il dovere morale di rispettare le leggi. Secondo il principio di due diligence i commercianti hanno l’incarico di accertarsi che il legname che comprano abbia seguito un iter completamente pulito. 

Quello che alla fine potrebbe interessarvi è sapere come evitare di comprare prodotti che abbiano nella propria origine un’illegalità che danneggia l’ambiente e i lavoratori. Per guidare la vostra scelta per qualunque prodotto in legno o di carta dovreste accertarvi che sia presente il logo di una certificazione forestale, come FSC o PEFC. Queste certificazioni utilizzano gli standard più sviluppati e diffusi a livello mondiale e non controllano solo l’origine del materiale, ma anche tutto il processo produttivo.

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