Le foreste d’Italia: quanto conosci le “nostre” foreste?

Partendo da una prospettiva globale proviamo a capire come stanno le foreste in Italia, che foreste sono, di chi sono e quanto valgono

Di recente, ascoltando i telegiornali o leggendo i quotidiani, scorrendo il feed di Facebook o i post su Instagram, è quasi inevitabile imbattersi in notizie di foreste che bruciano, specialmente in Amazzonia, Australia, Siberia e California. Si assiste poi al fenomeno della deforestazione per far spazio alle colture che andranno a nutrire gli animali che poi ci ritroviamo nel piatto.

Ora che la nostra attenzione è stata attirata da quei post sui social, ci potremmo chiedere: ma e le nostre, di foreste? Che cosa ne sappiamo? In questo articolo proverò a presentarvi che tipo di foreste abbiamo in Italia, quanto sono estese, quanto producono e alcune delle funzioni che hanno nella nostra vita, anche se viviamo in città. 

Quindi, quanti boschi ha l’Italia? 

In Italia più del 35% del territorio è coperto da foreste e altri tipi di terre boscate, come gli arbusteti e la macchia mediterranea. La superficie forestale, ad oggi pari a circa nove milioni di ettari, è stata in costante aumento nell’ultimo secolo. Giusto per intenderci, un ettaro, la misura che si utilizza per misurare superfici in agricoltura e nel settore forestale equivale a diecimila metri quadrati, un campo da calcio insomma.

Nove milioni di ettari corrispondono circa alla somma delle superfici di Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Marche e Toscana. 

Certo, questa espansione della foresta, in Italia, non è primariamente dovuta al virtuosismo dello Stato o dei cittadini o alla nostra capacità di gestire il patrimonio forestale, quanto più all’abbandono di aree marginali, ovvero aree dove non ci sono interesse e condizioni per l’utilizzo della terra, spopolatesi in favore delle città, che hanno conosciuto una grande crescita proprio nell’ultimo secolo (esempi lampanti di questa situazione sono gli Appennini e parte delle Alpi). 

Ma che boschi ha l’Italia?

Dal Rapporto Annuale sulle Foreste del 2018 (RAF) scopriamo che in Italia le latifoglie, ovvero le piante a foglie larghe, sono le maggiori componenti delle foreste. Infatti i boschi con superfici maggiori a livello nazionale sono, in ordine di superficie: 

  • quelli di faggio (nome scientifico: Fagus sylvatica) e di querce, come rovere (Quercus petraea), roverella (Q. pubescens) e farnia (Q. robur) (ebbene sì, quercia e rovere non sono due entità distinte. Il primo è il nome comune attribuito a tutte le piante appartenti al genere Quercus). 
  • Altri boschi che coprono superfici ampie, circa mezzo milione di ettari, sono quelli di cerro (Q. cerris), farnetto (Q. frainetto), fragno (Q. trojana) e la vallonea (Quercus ithaburensis subsp. Macrolepis). 
  • Vengono poi i castagneti (Castanea sativa), gli ostrieti,formati da Carpino nero (Ostrya carpinifolia), i lecceti (Q. ilex) ed rientra nella classifica la prima conifera, l’abete rosso (Picea abies, anche noto come il famigerato albero di Natale, che non è un pino!). 
  • Con superfici inferiori al mezzo milione di ettari, altri boschi di conifere, come quelli di larice (Larix decidua) e pino cembro (Pinus cembra, detto anche comunemente cirmolo), di abete bianco (Abies alba, altro possibile albero di Natale), pino silvestre (Pinus sylvestris) e pino nero (Pinus nigra), pinete mediterranee (Pinus pinea e Pinus pinaster) e altri boschi, composti da latifoglie sempreverdi, come ad esempio le sugherete (Q. suber). 

(ndr. i nomi in corsivo non sono incantesimi di Harry Potter o parole a caso inserite dalla redazione, ma sono i nomi scientifici di ogni specie menzionata)

Fonte: http://www.ilpolline.it/vegetazione-italia/

Quanto sono importanti le foreste italiane per mitigare i cambiamenti climatici?

Ora che è terminata la classifica delle specie più pop d’Italia, ecco un’altra questione interessante: il carbonio accumulato dalle nostre foreste. Le foreste infatti ci aiutano nella lotta e nell’adattamento ai cambiamenti climatici grazie alla capacità di utilizzare il carbonio ottenuto dall’anidride carbonica per la costruzione dei propri tessuti, immagazzinandolo quindi per l’intero ciclo vitale. 

Potrebbe sorprendervi sapere che gran parte del carbonio dalle nostre foreste, il 57,6%, in realtà è immagazzinato nei suoli delle foreste, e non nella componente epigea (=sopra il livello del terreno), come i fusti, detti impropriamente tronchi, che tronchi non sono finché non vengono tagliati, e le chiome degli alberi stessi. Il carbonio immagazzinato nella sezione epigea delle foreste è il 38,1% di quello stoccato in totale dalle nostre foreste. La percentuale restante è immagazzinata nel legno morto (propriamente detta necromassa) e nello strato più superficiale del suolo, composto da materiale parzialmente decomposto. 

In totale i boschi italiani conservano 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio organico, ovvero 4,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Ogni anno l’accrescimento degli alberi permette di accumulare 12,6 milioni di carbonio, corrispondenti a 46,2 milioni di anidride carbonica assorbita. Per dare un’idea dell’importanza dell’azione delle foreste, secondo il rapporto dell’ISPRA del 2018, il solo settore dell’industria manifatturiera e costruzione ha emesso 47,9 milioni  di CO2eq  nel 2016 , mentre il settore dei trasporti ha emesso 104,5 CO2eq (CO2eq è una misura che esprime l’impatto sul riscaldamento globale di una certa quantità di gas serra rispetto alla stessa quantità di anidride carbonica). 

Per quanto riguarda la proprietà delle foreste in Italia, queste sono prevalentemente private: il 66,2% della superficie forestale è privato, mentre il 33,5% è pubblico. Lo 0,3%, non è classificato in quanto non è stato possibile risalire al proprietario. 

Quindi un terzo del territorio italiano è occupato da boschi, ma quanto valgono economicamente? 

Dalle nostre foreste, attraverso la filiera del legno, quindi dal taglio degli alberi in bosco alla vendita del prodotto ottenuto dal legno, che sia un mobile o della legna da ardere, viene generato l’1,5% del PIL. Questo valore non rispecchia una serie di servizi che le foreste, pur non essendo sempre proprietà di tutti come visto sopra, ci forniscono però. Le foreste permettono di controllare l’erosione del suolo, ci forniscono un efficentissimo servizio di depurazione dell’acqua che esce dai nostri rubinetti, ci permettono di respirare, insieme alle alghe dei mari, trasformando l’anidride carbonica in ossigeno, e tanto altro ancora. Perciò si capisce che la percentuale del PIL del solo settore del legno non è molto rappresentativa. Secondo una valutazione più ampia, ma non completa, le nostre foreste potrebbero valere circa €450 ad ettaro/anno, corrispondente a €85 all’anno per cittadino. 

Quindi ogni volta che vi trovate a passeggiare in un bosco, che sia all’ombra di un faggio o di un abete, pensate che l’Italia ha un territorio ricco di boschi scarsamente valorizzati e di cui gran parte della popolazione sa poco, men che meno è consapevole di tutti Servizi che riceve da questi ecosistemi complessi. 


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